«La Tares? Ancora un mistero». I commercialisti varesini, e di conseguenza anche i contribuenti, hanno i nervi a fior di pelle: anche quest’anno il Governo si fa attendere nello stabilire le proroghe e le scadenze in materia fiscale, ma con un’incognita in più, la Tares, che resta ancora un mistero anche per chi dovrebbe riscuoterla.
La nuova Tassa su rifiuti e servizi andrebbe a sostituire Tia e Tarsu, ma ancora da Roma non è arrivato nulla di definitivo. Senza direttive precise, risulta strano quindi il comunicato diramato ieri da Aspem, in cui si legge che «dalla metà del mese di giugno arriverà alle famiglie ed attività produttive di Varese l’avviso di pagamento delle prime due rate della Tares».
In realtà la stessa Aspem, che si occupa della riscossione per conto del Comune, sta navigando a vista: per effetto dei decreti legge che si occupano della materia, il 201/2011 e il 35/2013, la municipalizzata sta spedendo ai varesini i bollettini per il pagamento delle prime due rate che, per ora, «avverrà con le modalità già in uso per la Tia e sulla base delle tariffe vigenti lo scorso anno».
Quando a Roma verrà firmata la conversione in legge del decreto 35/2013, si sapranno tutti i particolari, e le ultime due rate diventeranno di fatto un conguaglio, con cui i cittadini concluderanno di pagare l’effettivo ammontare di questo nuovo tributo. Per ora, di sicuro Aspem segnala solo le scadenze delle quattro rate: 1 luglio, 6 settembre, 31 ottobre e 31 dicembre 2013.
«Una follia – dicono unanimi i commercialisti di Varese, come – perché non è sicuro neppure chi debba riscuotere effettivamente il tributo, se il Comune, Aspem o addirittura Equitalia». «Già con l’Imu il nostro lavoro sta diventando sempre più difficile – le fa eco – ora abbiamo anche quest’altra incognita, che si aggiunge alle altre scadenze».
Non solo: sono partite dall’Agenzia delle Entrate anche le lettere sulla “moral suasion” relativa al Redditometro. Missive con un semplice scopo informativo e senza obbligo di risposta, che riportano le tipologia di spese risultanti in Anagrafe tributaria e «apparentemente non compatibili con i redditi dichiarati» nel 2012, relativi al 2011.
I contribuenti varesini le stanno ancora attendendo, ma non si tratta di una novità: i redditi dichiarati lo scorso anno da circa 256 mila soggetti che avevano ricevuto nel 2012 le missive “informative” sono cresciuti di circa il 10%, perché lo Stato dà il tempo fino al 30 settembre per “ritoccare” la dichiarazione dei redditi relativi al 2011 e non incappare in sanzioni pesanti.
«Chi ha dichiarato tutto con onestà non ha nulla da temere – dice il commercialista – certo è che la pressione fiscale, soprattutto sulle aziende, rischia di schiacciare l’economia, esasperando gli animi. Perché, tra tutti i tributi, la pressione fiscale sulle aziende sta raggiungendo il 70%».
© riproduzione riservata













