La raccolta differenziata delle capsule di caffè compie un passo decisivo verso l’uniformità europea. Dal 12 agosto 2026, con l’entrata in vigore del Regolamento UE 2025/40, noto come PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), le capsule monodose saranno ufficialmente considerate imballaggi a tutti gli effetti. Una classificazione che non è solo formale, ma che introduce obblighi stringenti di selezione e riciclo, anche quando all’interno restano residui di caffè.
Il nuovo quadro normativo renderà omogenee le regole in tutta l’Unione Europea, con un obiettivo chiaro: entro il 2030 anche prodotti complessi come le capsule dovranno essere realmente riciclabili. La filiera si sta già muovendo in questa direzione. Come sottolineato da Simona Fontana, direttrice generale di Conai, le aziende stanno investendo in progettazione sostenibile e nell’innovazione degli impianti, per rendere possibile una gestione efficiente di questi rifiuti.
Materiali diversi, soluzioni diverse
Il mondo delle capsule non è però omogeneo. Esistono soluzioni differenti a seconda dei materiali utilizzati.
Per l’alluminio, il consorzio Cial vanta oltre quindici anni di esperienza nel recupero attraverso punti vendita dedicati. In alcune province, come Lecco e Monza e Brianza, sono già in corso sperimentazioni che permettono il conferimento domestico nella raccolta differenziata, con separazione successiva negli impianti del multimateriale leggero.
Circa il 20% delle capsule attualmente in commercio è realizzato in bioplastica. In questo caso, grazie al consorzio Biorepack, il conferimento può avvenire direttamente nell’organico, consentendo il recupero sia del contenitore sia del caffè residuo. Più complessa, invece, la gestione delle capsule in plastica tradizionale o in materiali misti: il consorzio Corepla sta studiando processi specifici per valorizzare questi imballaggi e ridurre al minimo gli scarti.
Le incertezze ancora aperte
Nonostante la spinta verso un’economia più circolare, restano alcuni nodi tecnici e normativi. Il PPWR prevede che ogni Stato membro definisca un elenco di prodotti che, dal 2030, dovranno essere obbligatoriamente realizzati in bioplastica. Al momento, però, le capsule di caffè non rientrano ancora in questa lista, creando incertezza sulle scelte tecnologiche future. Una questione su cui i ministeri competenti e le filiere italiane stanno sollecitando chiarimenti a Bruxelles.
Cosa cambia davvero per i consumatori
Per chi utilizza quotidianamente le capsule a casa, il cambiamento non sarà immediato. Il regolamento europeo rappresenta un passaggio fondamentale, ma non modifica automaticamente le modalità di smaltimento domestico. Fino al completo recepimento della normativa a livello nazionale e locale, i cittadini dovranno continuare a seguire le indicazioni del proprio Comune.
La direzione, però, è tracciata: il futuro delle capsule di caffè sarà sempre più legato a riciclo, sostenibilità e responsabilità ambientale, lungo una filiera che dovrà diventare più semplice da gestire anche per chi, ogni giorno, prepara una tazzina a casa.













