Roma, 12 gen. (Apcom) – Sit in di protesta contro l’emergenza carceri in piazza Montecitorio, in concomitanza con la discussione e la votazione in aula alla Camera delle mozioni di Radicali ed altri (prima firma Rita Bernardini, sottoscritta da 93 deputati di cui 79 Pd, 8 Pdl, 2 Idv, 1 Udc, 2 Misto-MPA, 1 Misto-Repubblicani) e alla presentazione del rapporto delle associazioni (Antigone-Caritas-Nessuno tocchi Caino) sul sovraffollamento dei penitenziari italiani. “Lo Stato si rieduchi”, è lo slogan della protesta.
I manifestanti denunciano come in Italia vi siano a tutt’oggi
“5.774 detenuti ammassati in celle che possono contenerne 43.220; .261 agenti in meno di quelli previsti in pianta organica; 402 educatori in meno rispetto alla pianta organica;
1 solo psicologo, per poche ore lavorative a settimana, ogni 187 detenuti”. E ancora come “il 50% dei detenuti è in attesa di giudizio e il 30% di loro sarà riconosciuto “innocente”; la metà degli imputati che fa ingresso in carcere, vi rimane per non più di 10 giorni; il 35% esce dopo 48 ore; il 27% dei detenuti è tossicodipendente; il 38% dei detenuti è in condizioni di salute “mediocri”, il 37% “scadenti”, il 4% “gravi”; il 15% dei detenuti soffre di depressione e altri disturbi psichiatrici”.
Inoltre, “solo 1 detenuto su 4 ha la possibilità di lavorare e solo 1 su 10 può partecipare a corsi professionali: tutti gli altri sono costretti a passare nell`ozio, in celle sovraffollate, dalle 18 alle 22 ore al giorno; moltissimi detenuti sono costretti a scontare la pena a centinaia di Km di distanza dagli affetti familiari; 70 bambini sotto i tre anni sono carcerati con le loro madri”.
Tutto questo a dispetto dell’art. 27 della Costituzione che stabilisce che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Dell’art. 13 della Costituzione secondo cui “è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà”. E dell’ art. 3 della Convenzione Europea per i diritti dell’uomo che recita: “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”
Red/Pol
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