Carrozza-Bonimba, Damonte-Rivera Il Varese di Marassi è da playoff

GENOVA Che bellissima impresa. Anzi, che favoloso trionfo. Su un campo storico, contro un avversario che ha quarti di nobiltà, in una partita che può significare molto per le ambizioni future. E dire se questo Varese è da playoff piuttosto che da mezza classifica. Marassi decide che sarà un un Varese da playoff, e figuriamoci da quali playoff se arriverà qualche rinforzo.

Marassi lo laurea per le qualità tecniche, per l’ordine tattico, per la vivacità agonistica, per la brillantezza fisica. Varese padrone del gioco in tutto il primo tempo, più volte vicino al gol, pratico in difesa (che partitone Terlizzi, ritornato il miglior Terlizzi), agile a centrocampo (che aggressività Corti, il solito Corti), solo un po’ troppo gigione in attacco. Lo fosse di meno, chiuderebbe il match con Neto, con Zecchin, con Terlizzi stesso cui capitano tra i piedi palloni d’oro.

Più idee, più personalità, più autostima rispetto alla Samp. Soprattutto più squadra. Anzi, il Varese pare la sola squadra in campo. Loro, uno schieramento di fantasmi. Bianchi di smarrimento e paura. Lenti, affannati, imprecisi. Visti giocatori di serie A far cose che neppure in C si fanno. Samp da

ricostruire e forse rifondare, assolutamente priva di fiducia in sé, totalmente screditata all’occhio dei tifosi. Che disapprovano e fischiano. Nella curva, popolata per protesta con due minuti di ritardo, uno striscione che spiega tutto: la pazienza è finita. E un grido finale che ripropone il concetto: vogliamo la Primavera.

Ma proprio perché l’occasione è ghiotta, l’occasione va colta. E saremmo qui a lamentarci d’averla mancata, se il destino non fosse venuto a scortare la bravura al momento giusto. Il destino è quello che suggerisce a Maran d’inserire Carrozza e Damonte, la bravura sta nel voler giocare ogni palla sino all’ultimo, il momento giusto viene pescato a pochi minuti dalla fine. Lo sceglie Carrozza per arrembare lungo e mettere il cross a rientrare, come da scuola; lo sceglie Damonte per incrociare l’invito con un destro spiazzante, anch’egli come da scuola.

Tutt’e due (absit iniuria) sembrano impegnati nel replay del 4-3 mitico dell’Azteca di Messico ’70: da Boninsegna rabbiosamente a Rivera, da Rivera chirurgicamente in gol. L’Italia che mette sotto la Germania entrando nella finale del Mondiale. Il Varese che mette sotto la Samp entrando fra le papabili per la serie A dell’anno venturo. Fiabesco.

Max Lodi

s.affolti

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