Carte, lettere e foto L’archivio di Liala a Villa Mirabello

Finite le magistrali aiutavo mia mamma con la corrispondenza. I suoi lettori le scrivevano qualcosa come 80 lettere alla settimana. Alcune erano lunghe quattro fogli a protocollo. Io applicavo un adesivo alla busta con un riassunto, così mia mamma per rispondere andava subito al dunque. E se chiedevano un libro in regalo perché non riuscivano più a trovarlo in commercio, oppure una foto, lei mandava tutto senza esitare. Da contratto riceveva 5 copie di ogni suo libro per ristampa e lei le teneva apposta per regalarle ai suoi lettori.

La scrittrice di cui si parla è Liala. A raccontare i suoi segreti è la figlia Primavera Cambiasi che ha donato al comune di Varese «l’archivio di Liala», che con i suoi 82 libri è stata una delle scrittrici più lette del ‘900.

Nell’archivio ci sono carte, documenti, lettere e fotografie. Documenti che troveranno posto nella sala degli archivi letterari di villa Mirabello inaugurata 10 giorni fa grazie a una donazione del Rotary. Lì sono già stati disposti gli archivi di Piero Chiara.

«Per una città è importante avere un archivio, perché è un patrimonio che viene messo a disposizione di tutti – spiega Serena Contini, responsabile dei musei civici e curatrice dell’archivio – Pezzo pregiato è la fotografia di D’Annunzio autografata, che risale a quando il poeta ha suggerito alla scrittrice il nome Liala. E poi ci sono altre fotografie che risalgono agli anni ’20. La prima copia di Signorsì, bestseller ante litteram datato 1931. Il telegramma con il quale la Mondadori comunicava alla scrittrice che le copie del suo libro erano andate a ruba: un milione in venti giorni. La corrispondenza scambiata con i letterati. La collezione intera dei volumi rilegata in stoffa bluette, così come li voleva Liala. Il ritratto del marito Pompeo Cambiasi».

L’archivio sarà inaugurato sabato 14 giugno alle 10.30. Alla giornata – aperta a tutti gli interessati – parteciperà Primavera Cambiasi che annuncia: «Ho promesso di regalare alla città tutto lo studio di mia mamma, ma non subito. Perché ci sono ancora persone che mi suonano il campanello per vedere il luogo dove Liala dava forma ai suoi romanzi. Tutti pensavano viaggiasse tanto, ma molti posti li aveva visti solo sull’enciclopedia».

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