VARESE Tra i vari e prestigiosi incarichi che ricopre ci sono la presidenza della Società italiana di psichiatria e la segreteria della Section «Urban Areas and Mental Health» della World psychiatric association. Questo per dire che la figura professionale di Mariano Bassi, direttore della Struttura complessa di psichiatria 2 dell’ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano, è di altissimo livello.Ieri mattina una sua perizia medica è stata depositata in tribunale da Anna Lago e Fabio Margarini, i due avvocati che difendono Andrea Bacchetta. I dettagli del contenuto non sono stati divulgati. Quello che tuttavia si sa, è che la disamina mette seriamente in dubbio la capacità di intendere e di volere di Bacchetta nella tragica notte in cui lui, insieme all’amico Jacopo Merani, trucidarono il giovanissimo Dean Catic.La relazione di Basso, messa a disposizione del giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Fazio e del pubblico ministero Agostino Abate, sembrerebbe avvalorare la tesi propugnata dai difensori di Bacchetta. In estrema sintesi, la Lago e Margarini hanno sempre sostenuto che il loro assistito recitò una parte secondaria nel massacro. Bacchetta si sarebbe limitato a tenere bordone alla furia omicida di Merani, probabilmente per timore di subire la stessa fine di Catic. Una versione, questa, alla quale il pm Abate non crede affatto: per il magistrato, Bacchetta è responsabile tanto e quanto il complice. Anzi, sarebbe proprio Bacchetta la testa fina del duo: sarebbe stato lui ad architettare il piano assassino e a tessere quella tela di bugie e dissimulazioni con la quale i due, durante e dopo il delitto, tentarono di ingannare gli investigatori.Lo
psichiatra Basso adesso invece sostiene che Bacchetta, davanti all’enormità del fatto di sangue che stava vivendo, subì uno stress psicologico tale da obnubilargli le facoltà intellettive. Un offuscamento che spiegherebbe anche come mai, dopo aver finito a picconate la vittima adolescente insieme a Merani, non denunciò il fatto alle forze dell’ordine.Il memoriale è stato depositato nel corso di una duplice arringa difensiva durata circa quattro ore. Nel corso dei loro interventi, la Lago e Margarini hanno contestato punto per punto la ricostruzione a suo tempo compiuta dal pm Abate. Era stata una requisitoria durissima, quella del magistrato, al termine della quale aveva chiesto l’ergastolo tanto per Bacchetta quanto per Merani. E ciò nonostante si stia procedendo secondo il rito abbreviato.Ieri Bacchetta non ha rilasciato ulteriori dichiarazioni spontanee. «Non sono quel mostro che il pm vorrebbe», aveva invece detto nell’udienza del 28 aprile scorso.Sempre nella passata udienza avevano preso la parola anche i legali di Merani: Alberto Zanzi e Fabio Ambrosetti. I due avvocati avevano riletto gli eventi tra il 20 e il 21 aprile 2009 alla luce della perizia redatta dallo psichiatra Ambrogio Pennati. Dopo aver esaminato Merani, Pennati aveva riscontrato una «grave compromissione della capacità di intendere e volere al momento delle tre aggressioni, associata a pericolosità sociale, anche per se stesso». Merani sarebbe anche afflitto da una grave patologia psichiatrica sin dall’infanzia: una malattia mentale che gli avrebbe provocato, in quella tragica notte, una diminuzione della capacità di intendere e di volere.Si tornerà in aula il 16 giugno con le repliche del pm e la sentenza.Enrico Romanò
f.iagrossi
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