Roma, 12 mar. (Apcom) – Multe salate dalla Cassazione per chi fa
ricorso senza validi motivi. La Corte, in qualche modo
anticipando il Ddl di riforma della giustizia civile che
introduce il cosiddetto ‘filtro’ per i ricorsi in Cassazione, ha
deciso di sanzionare duramente chi ‘scomoda’ la Suprema Corte
soltanto per ‘perdere tempo’ e, magari, allontanare nel tempo
un’eventuale sentenza sfavorevole. I giudici della prima sezione
civile, utilizzando una norma già presente nel nostro ordinamento
dal 2006, hanno perciò condannato l’amministratice di una società
di Milano coinvolta in una bancarotta, la Gwa Gioielli d’Autore,
a pagare 11.400 euro alla controparte per “responsabilità
aggravata” nella presentazione del ricorso in Cassazione.
Il giudice Fausto Izzo, relatore della sentenza 4829, precisa
che il ricorso oltre ad avere “omesso negligentemente la
formulazione dei quesiti di diritto”, cioè gli interrogativi ai
quali la Corte avrebbe dovuto rispondere, “si limita a riproporre
le questioni di merito” già decise dai giudici d’appello e
inoltre, conclude il giudice, solleva “censure del tutto
generiche ed inidonee a evidenziare profili di erroneità della
sentenza impugnata”. In pratica, un esempio di ricorso che, una
volta introdotto il “filtro” previsto dalla riforma, sarebbe
dichiarato inammissibile prima ancora di essere esaminato. Il
ricorso che ha portato alla ‘multa’ all’amministratrice della
Gwa, la signora Veneranda A., riguardava una causa avviata nei
suoi confronti nel 2003 dal curatore fallimentare dell’azienda
che le chiedeva la restituzione di circa 280 milioni di lire
corrispondenti al valore dei beni sottratti alla società. Una
vicenda per la quale la stessa Veneranda A. era stata già
condannata a due anni di reclusione per bancarotta documentale.
Sia il tribunale che la Corte d’appello di Milano danno ragione
al curatore fallimentare ma l’ex imprenditrice presenta ricorso
in Cassazione. Un ricorso nel quale, secondo la Corte, “sono
ravvisabili gli estremi della colpa grave”. In pratica, non c’era
spazio per “protestare” contro la sentenza di secondo grado. Per
questo motivo l’ex amministratrice è stata condannata a risarcire
al curatore fallimentare sia le spese di giudizio ‘maggiorate’
per un totale di 6.400 euro, sia a pagare anche una sanzione di
altri 5.000 euro. Un segnale chiaro: un ricorso ‘inutile’ in
Cassazione invece di guadagnare tempo fa perdere denaro.
Roo
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