Roma, 2 mar. (TMNews) – L’amante picchiata è come la moglie, ovevro scatatn il restodi maltrattamentioin famiglia: così la corte di cassazione, secondo cui conta la stabilità della relazione e non il perdurare della convivenza con moglie e figli. Come riporta il sito Cassazione.net, la sentenza n. 7929 del primo marzo 2011, emessa dalla sesta sezione penale della Cassazione, il reato di maltrattamenti in famiglia può ben configurarsi anche se la parte è offesa è l’amante e non il legittimo coniuge dell’indagato.
Per integrare infatti il reato previsto dall’articolo 572 del codice penale è sufficiente che il responsabile dei maltrattamenti abbia una relazione stabile con la persona offesa: ai fini della configurabilità dell’illecito, infatti, è richiesto che l’autore abbia con la vittima una rapporto duraturo, assimilabile alla consuetudine e alla comunità familiari. E’ questo un elemento che di per sé determina l’insorgenza di una serie di obblighi di mutua assistenza e solidarietà, un po’ come avviene nella famiglia legale. E l’elemento costitutivo del reato sta proprio nella violazione di questi doveri. Così la cassazione ha confermato
la misura cautelare nei confronti dell’indagato, l’amante manesco, che pure continuava a vivere con moglie e figli nonostante la relazione extraconiugale.
Red/Cro
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