Roma, 10 mar. (Apcom) – Un magistrato che impiega 8 anni per
scrivere una sentenza merita la rimozione dall’ordine
giudiziario. Soprattutto quando il ritardo provoca la
scarcerazione degli imputati. Questa la conclusione del sostituto
procuratore generale della Cassazione all’udienza sul caso di Edy
Pinatto, il giudice che ha impiegato 8 anni per depositare le
motivazioni di una sentenza sulla criminalità organizzata di
Gela, in Calabria, provocando la scarcerazione degli imputati per
decorrenza dei termini di custodia cautelare fissati dalla legge
per ciascuna “fase” del giudizio.
Il sostituto Pg, Marco Pivetti, ha chiesto oggi ai giudici delle
sezioni unite civili, di confermare così la decisione
disciplinare adottata il 7 luglio dello scorso anno dal Consiglio
superiore della magistratura. La sentenza giunta a marzo 2008 con
2830 giorni di ritardo oltre i 90 stabiliti dal codice,
riguardava il cosiddetto processo “Grande Oriente”, nei confronti
di otto esponenti del clan Madonia, arrestati nel 1998 e
condannati a pene compresa tra i 7 e i 24 anni di reclusione. La
sentenza era poi stata confermata in appello nel novembre 2008,
dopo appena 7 mesi dalla condanna “lumaca” di primo grado. Prima
della sanzione della rimozione dall’ordine giudiziario, il Csm
aveva rimosso il magistrato per “grave negligenza”, trasferendolo
a Milano. Intanto, a giugno 2008, sempre con riferimento al
ritardo nel deposito della sentenza, il giudice Pinatto era stato
anche condannato a 8 mesi di reclusione dal Gup di Catania per
omissione di atti d’ufficio. Nelle prossime settimane le sezioni
unite civili della Cassazione decideranno se confermare la
sanzione della rimozione inflitta dal Csm.
Roo
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