Cassazione; ‘Inferno’ in famiglia non è reato di maltrattamenti

Cassazione; ‘Inferno’ in famiglia non è reato di maltrattamenti


Roma, 13 feb. (Apcom)
– Se la famiglia è “un inferno” e le
reazioni violente sono “di casa” non c’è spazio per contestare a
nessuno il reato di maltrattamenti. La singolare conclusione
viene da una sentenza della Cassazione che ha censurato i giudici
della Corte d’appello di Roma che avevano invece confermato la
condanna per lesioni e maltrattamenti in famiglia nei confronti
di un marito violento.

In pratica se marito e moglie reagiscono reciprocamente in modo
violento, lui perché spesso ubriaco e lei perché affetta da
“patologie psichiatriche”, e se perfino la figlia si mostra
aggressiva, sono “tutti vittime di una situazione familiare
difficile”. Dunque, dicono i giudici della sesta sezione penale
della Corte con la sentenza 6490, mancano i presupposti per
considerare il marito responsabile dei maltrattamenti. La
Cassazione ha perciò annullato la sentenza dei giudici d’appello
relativamente all’accusa di maltrattamenti in famiglia e ha
confermato, dichiarando però la prescrizione del reato, la
condanna per lesioni volontarie ai danni di moglie e figlia.

Nel motivare l’assoluzione per i maltrattamenti, i giudici
evidenziano tra l’altro la “permanente tensione” della vita
familiare. Una situazione “condizionata da anomalie
comportamentali di tutti i suoi componenti”. All’origine di
queste “gravi difficoltà esistenziali”, osserva la Corte vi sono
“l’uso smodato di alcol” da parte del marito e le “patologie a
livello psichiatrico” che portavano anche la donna ad
“aggressioni nei confronti del marito”.

Questo il motivo, aggiunge la Cassazione, che impedisce di
ritenere il marito responsabile di “condotta prevaricatrice e
violenta tale da imporre un regime di vita vessatorio, essendo
egli stesso rimasto vittima di comportamenti lesivi ad opera
della moglie”. Come non bastasse anche la figlia, conclude la
Corte, in questo quadro di “difficoltà esistenziale” ha avuto
“sconsiderati comportamenti fortemente reattivi verso il padre”.
Insomma, se tutti sono vittime nessuno può essere condannato.

Roo

MAZ

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