Roma, 8 apr. (Apcom) – Con la separazione dei coniugi gli ex
suoceri possono dire addio ai soldi che avevano dato alla figlia
per contribuire all’acquisto della casa. La Cassazione ha
stabilito, senza mezzi termini, che gli aiuti in denaro da parte
dei genitori in occasione del matrimonio dei figli rientrano “in
un contesto di solidarietà familiare che si presume gratuito”.
Dunque, se poi quell’investimento sul futuro della coppia si
rivela “fallimentare”, non ne possono pretendere la restituzione.
Così i giudici della terza sezione civile della Suprema Corte,
con la sentenza 8386, hanno confermato una decisione della Corte
d’appello di Milano che aveva respinto la richiesta dei genitori
di lei, dopo la separazione dal marito, di riavere indietro 18
milioni che negli anni ’90 avevano rappresentato un contributo
all’acquisto della casa coniugale. Più “salomonico” era stato,
nel 2002, il tribunale lombardo che aveva invece accolto in parte
la richiesta degli ex suoceri condannando l’ex marito a
restituire almeno 7.000 euro. Dopo la sconfitta in secondo grado
i suoceri “generosi” si sono rivolti alla Cassazione ma la Corte
ha precisato che “è costume diffuso, nell’attuale società, che i
genitori aiutino anche finanziariamente i figli al momento del
loro matrimonio, in un contesto di solidarietà familiare che si
presume gratuito”. La sentenza della Cassazione tuttavia indica
una “via d’uscita” , a beneficio di futuri suoceri che volessero
evitare il rischio di perdere in un sol colpo denaro e genero: la
restituzione sarebbe obbligatoria se ci fosse un documento dal
quale risulta che si trattava di un prestito, con tanto di
indicazione su tempi e modalità di restituzione. Insomma, è vero
che la solidarietà familiare è importante, ma qualche clausola di
salvaguardia non sarebbe vietata.
Roo
MAZ
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