Roma, 9 giu. (Apcom) – Il diritto ad essere genitore non può
essere negato nemmeno ad un ex mafioso pentito. Il collaboratore
di giustizia può legittimamente riconoscere un figlio naturale
nato da una relazione extraconiugale. Il riconoscimento non solo
non costituisce alcun rischio per lo sviluppo della personalità
del bambino, ma anzi dimostra la voglia di chiudere
definitivamente con il passato e cambiare vita. Il monito viene
dalla Cassazione che ha confermato la decisione della Corte
d’appello di Catania che già aveva dato il via libera ad un
collaboratore di giustizia sottoposto al programma di protezione
dal 2003 che aveva chiesto di poter riconoscere un figlio nato
fuori dal matrimonio.
I giudici della prima sezione civile, con la sentenza 12984,
hanno così respinto il ricorso della mamma che, invece,
sottolineava i pregiudizi, i “rischi per l’incolumità” e i
possibili “danni alla personalità e all’equilibrio del minore”
che sarebbero potuti derivare dalla scoperta di avere un padre
naturale ex mafioso e ora pentito. Una tesi, quella della madre,
che aveva trovato spazio in primo grado dove il tribunale per i
minori aveva avanzato delle perplessità sull’opportunità di dare
un “papà pentito” al bimbo. La Cassazione, riprendendo le
argomentazioni dei giudici d’appello, ha ribadito che “il
bambino poteva soltanto trarre vantaggio dal vivere nella
chiarezza e nella verità, godendo della rassicurante certezza di
essere figlio desiderato ed amato di due genitori”. A questo
proposito la Corte ha ricordato che il diritto ad essere genitori
può essere sacrificato soltanto “quando si accerti l’esistenza di
motivi gravi ed irreversibili che inducano a ravvisare una forte
probabilità di compromissione dello sviluppo del minore”.
Insomma, i giudici devono aver pensato che è meglio un pentito
papà che un papà pentito.
Roo
MAZ
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