Roma, 17 mar. (Apcom) – Se la satira esagera diventa diffamazione
anche quando i protagonisti delle vignette sono inventati. E’
sufficiente che in quelle caricature frutto della fantasia si
riconoscano i diretti interessati e chi conosce il tema oggetto
della vignetta. Con una sentenza per certi versi “restrittiva”
la quinta sezione penale della Cassazione conferma la condanna
nei confronti del disegnatore satirico Vincino, al secolo
Vincenzo Gallo, per una vignetta pubblicata dal ”Foglio” di
Giuliano Ferrara. La decisione della Corte ha così chiuso una
vicenda giudiziaria che vedeva “contrapposti” al vignettista l’ex
presidente della Rai Roberto Zaccaria e l’ex consigliere del Cda
di viale Mazzini Vittorio Emiliani.
Il 27 ottobre 2001 Vincino firma una vignetta in cui quattro
persone, nessuna delle quali somigliava a Zaccaria ed Emiliani,
commentavano la fallita vendita di Rai Way ad una società del
Texas e uno concludeva: “Adesso mi vorranno indietro la
tangente?”. In primo grado Vincino e Ferrara sono stati assolti e
il tribunale sottolineava proprio che nessuno dei personaggi
raffigurati poteva ricordare i querelanti. In appello invece i
giudici hanno precisato che “per la sussistenza del reato” è
sufficiente che i personaggi siano riconoscibili proprio negli
ambienti politici e giornalistici della Rai. Aggiungendo, per
quanto riguarda il testo della vignetta, che è “fuori discussione
che attribuire la consegna di tangenti sia diffamatorio”.
Insomma, se le “vittime” della satira si riconoscono e la battuta
è “pesante” la diffamazione è assicurata.
Roo
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