Cellini-Tripoli E il Varese va

Cellini-Tripoli E il Varese va

VARESE L’immagine simbolo la regala la coppia più bella del reame. Cellini-Tripoli? No, Lario e Marisa Mambretti. Il Sassuolo ferito tenta gli ultimi assalti, loro sono sul pianerottolo della tribuna – chissà quanti pianerottoli hanno consumato in tanti anni insieme – pronti a scendere le scale. Marisa, che è cieca ma col cuore vede tutto, dà le spalle al campo e, appoggiata alla ringhiera, batte nervosamente i piedi. Ogni tanto chiede quanto manca, per il resto borbotta tra sé e sé: sembra che reciti un rosario. Lario, la mano amorevole sulla spalla della compagna di una vita, le sussurra cosa succede sull’erba. Quando gli emiliani accorciano non serve che lui glielo spieghi: Marisa ascolta il silenzio attorno, forse sente irrigidirsi la mano sulla spalla, e allora serra le labbra e scuote la testa. Il fischio finale le illumina gli occhi spenti: col bastone bianco tocca terra, è il segnale che adesso si può andare al calduccio, al bar.Lario e Marisa sono gli invitati senior del Cellini Day: e non dite che non vi avevamo avvisato. Nella partita di Marco, un inno al cuore, è riassunta la partita del Varese. Stavolta c’è anche il gol, così tutti si accorgono della prestazione. Il pomeriggio del numero 9

comincia con una punizione guadagnata sul limite: Tripoli va a dargli il cinque basso, chiamasi feeling. È sempre nel vivo dell’azione, i compagni lo cercano volentieri: anche con palle troppo alte per un tappo come lui, eppure le insegue lo stesso. Mai come stavolta il suo centro è nell’aria, arriva puntuale prima della mezz’ora. Tripoli fa lo schizzo e Cellini lo colora, in scivolata, coi tacchetti. È solo in area perché ha capito tutto due palpitazioni prima, quando il liscio di Bianco ha lanciato la Zanzara. La palla rotola dentro lentissima, sospinta dal soffio di uno stadio intero. Nel secondo tempo potrebbe farne uno meraviglioso: finta e veronica per seminare due difensori e aprirsi una prateria in cui cavalcare; però lui ci crede talmente tanto da tirare subito, troppo presto e troppo forte: alto. Il Franco Ossola smoccola per un secondo, poi applaude per quindici: questa è una giocata da Cellini, mai fatta prima, vuol dire che Cellini è ritrovato per davvero. Finisce con la standing ovation per la squadra, che raccoglie peana in tutti gli angoli del campo. Ops, angoli? Errata corrige: la squadra va sotto ogni curva, perché il Franco Ossola in giornate così è tutto curve. Lo stadio più sexy del mondo.Stefano Affolti

e.romano

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