I varesini hanno reso omaggio al Piantone. Al simbolo della Città Giardino, cresciuta urbanisticamente spesso a discapito delle piante che l’hanno resa celebre e le hanno fatto avere tale soprannome. Il Piantone di via Veratti è una metafora. Per questo e il movimento civico Varese2.0 hanno deciso di partire, nel loro tour dedicato all’ambiente, proprio dal Piantone, nella serata di ieri. L’omaggio teatrale è stato messo in scena dall’attrice , che ha dato voce all’albero con un monologo con accompagnamento musicale. Mentre a chiudere la serata, che ha raccontato la storia degli alberi con il suo teatrino. In mezzo il momento che tutti aspettavano, l’intervento dell’agronomo Zanzi, capolista di Varese2.0, che ha spiegato ai presenti, un folto pubblico che è venuto ad assistere, lo stato di salute della pianta e i progetti attuabili. «La parte verso via Veratti è quella che soffre di più – ha detto Zanzi – Mentre il lato verso l’area pedonale ha ancora dei getti verdi. La situazione è critica, si potrebbe fare un ultimo tentativo per provare a salvarlo. Questo dovremo vederlo a breve». Si capisce, in ogni caso, che si tratterebbe di un tentativo che non dà certezze. Per questo Zanzi ha preparato il “piano B”, quello per cui il Piantone potrebbe continuare a vivere in tantissimi altri alberi sparsi per tutta la città. «L’idea è di clonarlo, prendendo una serie di rametti ancora vivi,
un centinaio, e innestarlo su dei giovani cedri nati da seme. In questo modo avremo tanti nuovi alberi con il corredo genetico del Piantone. Se ce lo consentiranno, preleveremo i rametti e pianteremo i nuovi alberi in tutti i rioni di Varese. In questo modo, ogni varesino potrà dire ai suoi figli, ai suoi nipoti “ci vediamo al Piantone”, proprio come faceva mio padre, come abbiamo sempre fatto noi, perché in ogni quartiere ci sarà un Piantone, erede di quello di via Veratti». E Zanzi racconta l’importanza simbolica dell’albero: «È una pianta garibaldina, messa nel 1870 da , che accompagnò Garibaldi in numerose imprese. Tornò a Varese e diventò senatore del Regno nel partito garibaldino». Zanzi se ne prese cura per oltre vent’anni, dal 1993. «All’epoca l’amministrazione voleva sfoltire la chioma perché occupava la strada, e aveva deciso di fare un bando di gara con il massimo ribasso. Io mi opposi, e quindi mi offrii di curarla gratuitamente. Dal ’93 fino a due anni e mezzo fa me ne sono occupato, senza chiedere un soldo». Fino a quando i rapporti tra l’agronomo, che iniziava a prendere posizioni politiche a difesa dell’ambiente, non entrò in contrasto con l’amministrazione. La sua rimozione, a solo un anno dalla scadenza, dalla presidenza della commissione Paesaggio, ne è l’esempio. «Fui costretto ad abbandonare il Piantone. E in questi ultimi due anni e mezzo nessuno se ne è occupato».













