Che batosta il terremoto-Lega Varese si ribella: «Ora una cura»

VARESE Varese si ribella. E, nel momento delle difficoltà, dell’accerchiamento mediatico e giudiziario, sceglie Roberto Maroni come leader. L’ex ministro si è riunito ieri per un vertice di fedelissimi, proprio a Varese, dal quale è uscita la strategia da adottare per fare fronte allo scandalo giudiziario che ha travolto l’ex tesoriere Francesco Belsito e, di rimando, la famiglia Bossi. La possibilità adesso è quella di dare il via alla ribellione, lasciando ai militanti la possibilità di autoconvocarsi nelle sezioni, per tenere assemblee dove discutere la situazione e rilanciare il movimento.«È l’occasione per rilanciare una Lega un po’ annacquata e tornare alle origini – dice l’assessore comunale Sergio Ghiringhelli – Fare pulizia sono state le sue parole ed è giusto così». Non è comunque un atto di sfida a Bossi, quello che arriva da Varese. «Qualcuno all’interno dovrà rispondere ma Bossi nessuno lo mette in discussione». Insomma, nel mirino finisce il cerchio magico. Belsito in primis, ma non solo. «Quando è scoppiato lo scandalo della Tanzania – dice il segretario cittadino di Varese Marco Pinti – era stato chiesto che si facesse chiarezza su alcune situazioni. Prevenire è meglio che curare. Adesso però bisogna curare». E la cura per il Carroccio è quella dei Barbari Sognanti. «Molti nostri esponenti hanno preso un aplomb politichese – aggiunge Pinti – È il momento di rilanciare un’azione politica da Genova a Trieste». Pinti parla sotto la sede di Varese. Le porte della sezione, con dentro i militanti, sono sbarrate. Che ci sia la necessità di un rilancio della Lega è indubbio. E i vertici lo sanno bene. La vox populi varesina non perdona l’ennesimo scivolone del Carroccio. E la critica più dura arriva proprio da quel luogo dove la Lega ha mosso, quasi trent’anni fa, i primi passi. Il Circolino di

Bobbiate, lo stesso che poche settimane fa aveva visto Umberto Bossi cenare in compagnia di amministratori leghisti ma anche storici frequentatori, non la manda giù. I commenti sono duri.  «Sono tutti uguali» ci dicono. «Non me lo sarei mai aspettato – aggiunge un altro – ma alla fine tutti partono bene. E poi arrivano… beh, si è visto». «Sa qual è la cosa che ci fa più male? Che noi organizziamo spesso dei banchetti, mangiamo insieme a lui». Davanti all’ingresso si consuma un siparietto tra due avventori. «Hai visto il tuo Bossi? Roma ladrona e poi i soldi li usa per lui e per il figlio. Sono tutti ladri». Risposta: «Ma sta zitto, guarda Penati invece».Diverso il clima nella Gemonio di Bossi. Il paese è deserto. L’unico locale aperto è la Posteria. Chiediamo cosa ne pensino gli avventori. «La gente – ci rispondono – è stanca, perché alla fine siamo sempre i soliti ad andarci di mezzo. Ma nessuno crede che Bossi abbia preso i soldi del partito». Entra una signora: «Ma ha visto che casa hanno? Dentro è piccolissima». Lavori di ristrutturazione, visibili all’esterno, non si mai visti, dicono. Anzi, raccontano un aneddoto: «Quando veniva qui Berlusconi per le riunioni a casa Bossi, finiva a mangiare in cucina, da quanto è piccola. Aveva anche cercato di convincere Bossi a prendere una casa più grande, ma lui non vuole lasciare Gemonio».E la signora di prima conclude: «Ho votato Lega da sempre la voto ancora. È tutta una montatura, perché è l’unico partito di opposizione». In Lega, però, ci sono voci che sembrano confermare che dal 2008 qualche lavoretto alla casa sia starto fatto. Oggi il consiglio federale, convocato in mattinata in via Bellerio. Da Varese ci si aspetta che Maroni prenda in mano la situazione. Marco Tavazzi

s.bartolini

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