Che caos questo Primo Maggio Shopping sì, ma per pochi

VARESE Primo maggio, negozi aperti o chiusi? Varese si divide. Alcuni commercianti, come da tradizione, terranno le saracinesche abbassate. Altri approfitteranno delle liberalizzazioni per tenere aperto e fare affari. I varesini si dividono sulla festa dei lavoratori. Nessuna distinzione tra megastore e boutique, centri commerciali e supermercati. Ognuno ha pensato per sé, seguendo le indicazioni delle associazioni di categoria.«Abbiamo lasciato la decisione alla discrezionalità dei singoli – spiega Graziella Roncati Pomi di Confesercenti – per quanto ci riguarda ognuno potrà, in base alle disponibilità economiche, decidere se festeggiare il primo maggio in famiglia o andare a lavorare». La maggior parte dei negozianti del centro ha optato quindi per la chiusura. «Che era un po’ quello che ci aspettavamo – aggiunge – Purtroppo le liberalizzazioni stanno pesando, e non poco, sulle attività commerciali.  Soprattutto in termini di costo del personale. Non tutti sono in gradi di sostenere economicamente le aperture domenicali, figuriamoci poi se devono anche garantire le aperture “straordinarie”. Almeno il primo maggio era scontato che chiudessero». In un periodo poi di grande crisi e calo dei consumi, per molti non vale la pena tenere le saracinesche alzate e pagare gli straordinari al personale. I costi rischiano di essere superiori ai guadagni. Il ragionamento non vale però solo per le boutique e

i piccoli negozi. A restare chiusi domani saranno anche alcuni “big”. Il centro commerciale Le Corti, per esempio, resterà chiuso. E, tra i supermercati, anche Esselunga, Coop e Carrefour faranno festa. A restare aperti saranno invece i “soliti”. I megastore e i centri commerciali che dal via libera al decreto liberalizzazioni non hanno mai saltato un’apertura.Nel centro città, lavoreranno i dipendenti di Coin e Oviesse. In periferia invece quelli del centro commerciale Belforte e i punti vendita della catena di supermercati Tigros (dalle 8 alle 13). «Comprensibile anche questa scelta – aggiunge Roncati Pomi – Chi ha la possibilità di pagare il personale è avvantaggiato ed è giusto che ne approfitti. È qui però che dovrebbero entrare in gioco delle regole che mettano dei paletti, altrimenti si verificherà quello che tanto temevamo con le liberalizzazioni». Cioè che le attività più piccole verranno schiacciate dalle grandi. «L’anarchia non aiuterà il commercio e i consumi a riprendersi – conclude – E non aiuterà le piccole attività a superare indenni la crisi». Domani sarà, dunque, una sorta di banco di prova per verificare se davvero aprire i negozi nei giorni di festa serva a smuovere i consumi. O se, chi non ha soldi da spendere in settimana, tanto meno li ha in occasione delle feste.

s.bartolini

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