Quello che per molti automobilisti è stato solo il fugace incontro con una donna in difficoltà sul ciglio della strada, per Federico Venco si è trasformato nell’ultimo gesto della sua vita. Erano circa le 23 di sabato sera quando il 36enne di Samarate, in sella alla sua moto lungo il Sempione, all’altezza di Vergiate, ha deciso di fermarsi per offrire aiuto a una donna che appariva in evidente stato di difficoltà.
Un gesto spontaneo, dettato dall’altruismo che, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe stato tragicamente frainteso. La donna è salita sulla moto e Federico ha deciso di accompagnarla verso la frazione Maddalena di Somma Lombardo. Lì, secondo l’ipotesi al vaglio della Procura di Busto Arsizio e dei carabinieri del Comando provinciale di Varese, sarebbe sopraggiunto l’ex compagno della donna, un 43enne oggi arrestato con l’accusa di omicidio.
L’uomo avrebbe visto i due insieme e, in un presunto scatto di gelosia, avrebbe speronato la moto provocando il violentissimo impatto costato la vita al motociclista. Una ricostruzione che resta al momento oggetto delle indagini e dovrà essere confermata dagli accertamenti investigativi.
Federico Venco era completamente estraneo alla vicenda. Stava semplicemente raggiungendo la propria fidanzata quando ha scelto di fermarsi per aiutare una sconosciuta.
La sua scomparsa ha sconvolto Samarate, dove era molto conosciuto. Terzo di quattro fratelli, era figlio di Ermanno Venco, ex sindaco della città durante il primo mandato dell’amministrazione comunale nei primi anni Duemila, scomparso tragicamente in montagna nel 2010.
Le due grandi passioni di Federico erano la moto e la montagna. Proprio in questi mesi stava progettando di realizzare un sogno: gestire un rifugio alpino, vivendo a stretto contatto con quell’ambiente che amava profondamente.
Anni fa aveva affrontato un lungo percorso di riabilitazione dopo un incidente motociclistico. Un’esperienza che, però, non aveva cambiato il suo carattere generoso. Lo ricorda la cugina Emanuela Pelligrò: «Anche quando era in riabilitazione e si muoveva con le stampelle, non pensava a sé stesso. Andava ad aiutare gli anziani soli di San Macario», racconta con commozione.
Il corpo del 36enne resta a disposizione dell’autorità giudiziaria. Nelle prossime ore sarà eseguita l’autopsia, disposta dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Massimo De Filippo, proseguono per ricostruire con precisione ogni fase della tragedia e accertare le responsabilità dell’uomo arrestato.













