– Un saluto metafisico, laico e spirituale insieme. Così amici e parenti hanno scelto di dire «ciao» a , il diciannovenne morto in Val Grande. Durante la cerimonia, che ha richiamato al De Filippi più di un migliaio di persone, Paolo ha parlato ancora una volta. E lo ha fatto attraverso i suoi scritti, le canzoni che amava, le lettere che spediva agli amici, le poesie e la musica che componeva. E così, intorno alla bara, di legno, coperta di margherite, è iniziato un viaggio metafisico, proiettato tanto nel passato quanto nel futuro. Un viaggio che inizia con la prima poesia scritta da Paolo, a sei anni, quando andò a trovare i nonni in Sardegna «terra umile e generosa». Fino a quel pezzo mistico composto l’estate scorsa in Norvegia, in cui il giovane sembra essere già in un’altra dimensione: «ora posso essere fiero di sentirmi a casa in ogni luogo». In mezzo a questo viaggio ci sono tante parole ed emozioni. C’è la lettera mandata all’amica Chiara, il 23 ottobre scorso: «La sincerità salverà il mondo, non la bellezza». Ci sono i ricordi della sorella Carola: «Mi diceva che solo amando si può raggiungere la completezza». Ci sono le lacrime dei compagni di classe, che ricordano Paolo come una persona che «gli parlavi e ti faceva crescere». Ci sono i The RadioAut, gruppo musicale che d’ora in avanti dedicherà a Paolo «ogni nota». E, ancora, gli struggenti assoli di batteria di , le poesie di Pavese, i versi di Cicerone: «L’anima degli uomini migliori vola via più facilmente dalla prigione e dalle catene del corpo». In sala si danno il cambio citazioni, canzoni, ricordi. Quando, a un certo punto, su uno schermo scorrono panorami selvaggi, zaini da viaggio, pranzi al sacco, cartine con la strada percorsa e quella ancora da compiere. Un amico
prende la parola e legge quella frase scritta da Paolo, in Norvegia, durante un cammino di 700 chilometri: «Si risolve tutto nel godimento di un attimo». E poi, ancora ricordi. Come quelli della professoressa , a cui Paolo aveva mandato una lettera con scritto: «La conoscenza è un’onda che spinge il marinaio ad andar per mare». Paolo ha trascorso la sua vita alla ricerca del vero e della felicità, convinto che «all’uomo non serve un credo perché possiede una vista che percepisce mosaici del sacro tempio in cui si muove». Il maestro di musica King ha parlato dell’avventura musicale intrapresa dal ragazzo: «Prima di Natale aveva suonato la fuga di Bach, brano metafisico che lui interpretava come un punto di svolta nella sua ricerca esistenziale». Paolo era «un novello Socrate, un mistico viandante delle soglie» afferma la professoressa Rosa Zanotti.Ripercorrendo la vita del ragazzo si arriva anche alla Val Grande, meta del suo ultimo viaggio terreno. Lo zio, , ha partecipato alle ricerche del giovane, addentrandosi nel sentiero dove il 2 marzo é stato ritrovato: «Avevo già intuito e sognato il suo destino». Lo zio fa anche un’altra riflessione: «Questa vicenda tragica è stata uno specchio in cui ognuno ha visto riflesso qualcosa di sé». Ma Paolo è ancora qui: lo ha scritto mamma Fiammetta in un foglio distribuito ai presenti. «Il ricordo di Paolo è nel suono del pianoforte, della chitarra, dell’ukulele. È nella contemplazione di un dipinto, nella voce del silenzio, nelle risate con gli amici. È in una partita di scacchi». In conclusione, dal papà arriva un ringraziamento a chi ha partecipato alla cerimonia, che è anche un’esortazione: «Continuate a tenere Paolo nel vostro cuore e lui sarà con noi per sempre». Perché, come ha detto la compagna di classe Stefania, «fino a che ci sarà la musica, esisterà Paolo».













