Ciechi e ipovedenti: i conti non tornano. «Facciamoci vedere»

Gli associati all’Unione sono 350: troppo pochi: «Di certo abbiamo un problema di comunicazione. Perché non sfruttare una persona come Cassioli?»

Ciechi e ipovedenti della provincia di Varese si contano e i conti non tornano. Presidente della sezione varesina dell’Unione è Gaetano Marchetto pioniere di ogni attività sportiva per i non vedenti con il gruppo dei Ciechi Sportivi, oggi successore ditutt’ora colonna di un direttivo determinato ad allargare numeri, iniziative e attività.

«Lo specchio della provincia di Varese riflette ciò che accade nel resto d’Italia – attacca – Da Luino a Saronno i ciechi e gli ipovedenti sono più o meno 900 dei quali solo 350 sono nostri associati. I motivi sono diversi. Mancanza di informazione, la convinzione di potercela fare da soli grazie a conoscenze o canali privilegiati. All’Unione Ciechi Ipovedenti si pensa solo come ultima soluzione ad ogni problema. Vero è che gran parte dei nostri servizi sono concentrati nel capoluogo ma lo sforzo di decentrare qualcosa è già realtà, Nei casi più urgenti e specifici i nostri operatori intervengono sui luoghi di lavoro o addirittura a domicilio».

L’aver unito in un’unica associazione ciechi e ipovedenti ha cresciuto i numeri dei potenziali associati ma non quello degli associati. «Purtroppo è così – conferma Marchetto – uno dei motivi è l’intervento diretto degli assistenti sociali dei rispettivi distretti e quindi, una volta riconosciuta la propria condizione e la relativa provvidenza è pensiero comune che il più sia fatto. Salvo poi ritrovarsi da soli a dover affrontare tutto ciò che dovrebbe essere semplice e normale in un Paese civile che invece semplice e normale non è. Dalla burocrazia ai servizi, dai diritti alle agevolazioni fino ad ogni altra informazione di carattere tecnico, solo allora si arriva a capire l’importanza e l’utilità dell’Unione. Ad esempio, ancora oggi molti nuovi associati scoprono da noi l’esistenza del video

ingranditore e quindi la possibilità di una quotidianità migliore». Idee per un cambio di passo? «La prima e più importante è lavorare sulla nostra carta dei servizi rendendola più coincisa ed efficace – interviene del direttivo dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Varese – E perché no, un video dei servizi. Un qualcosa che possa far arrivare in ogni casa un messaggio chiaro: l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti è questa! Poi, naturalmente campagne e iniziative mirate al reclutamento di volontari e guide da distribuire equamente sull’intero territorio provinciale. Tutto questo per non farci trovare impreparati ad accogliere i nuovi soci. La domanda che dobbiamo farci è perché un ragazzo dovrebbe associarsi? La risposta deve essere: perché abbiamo servizi e attività utili fruibili per chiunque».

Questo per quanto riguarda ciechi e ipovedenti. E in merito all’informazione più aperta? «Naturalmente nelle scuole – riprende Marchetto – Io non sono nato cieco. Lo sono diventato progressivamente. Oltre ad informarli in merito ad una patologia o ad una condizione i giovani possono essere più preparati nell’eventualità che ci si ritrovino come molti di noi nel giro di pochi mesi». Dall’informazione alle iniziative, dalle attività allo sport. «Io sono stato presidente dei fantastici Ciechi Sportivi Varesini – risponde Marchetto – ma ho sempre considerato l’Unione e il Gruppo Sportivo nel suo insieme. Molti dei nuovi soci dell’Unione si sono avvicinati al baseball, piuttosto che al nuoto, allo sci, al ciclismo. Altri hanno conosciuto i servizi dell’Unione avvicinandosi ad una o più discipline sportive. Ecco, la nostra missione dev’essere quella di offrire opportunità per conoscere e crescere». Mi sorge spontanea una domanda: ma una persona, non dico uno sportivo ma una persona come non potrebbe servire alla causa?

«Se ho capito bene la domanda è proprio quello che serve – riprende Frasson – Prima del suo essere campione di sci nautico una persona come Daniele è un esempio di normalità che può illuminare chiunque. Il suo lavoro di fisioterapista, i suoi interessi, le sue passioni. Tocca a noi coinvolgerlo per unirci nel lavoro di promozione e informazione che parallelamente svolgiamo lui più di noi nelle scuole e in ogni altra occasione e opportunità che ci viene offerta».