Cimberio-Cantù, atto terzo A Masnago vietato sbagliare

Cimberio-Cantù, atto terzo A Masnago vietato sbagliare

VARESE Non ci sarebbe nemmeno bisogno di sprecare parole e inchiostro. Perché una sfida come quella di oggi è capace di presentarsi da sola: con tutto il suo carico di tensione, con la forza di un vulcano e la potenza della storia. Immaginare Varese contro Cantù è qualcosa che già di per sé fa tremare le gambe. Immaginare questo incrocio in una serie playoff va oltre l’immaginazione di ogni tifoso, di ogni appassionato. Si era capito subito che non sarebbe stata una serie normale: quando due passioni così grandi si scontrano, è ovvio che escano scintille e si accendano fuochi che mai si erano del tutto spenti. Non è stata normale la prima partita al Pianella – una Varese troppo brutta e una Cantù troppo bella – e non è stata normale nemmeno la seconda sfida, finita tra le polemiche e decisa da un fischio sbagliato. Non sarà normale nemmeno oggi, quando Varese andrà a riprendersi quello che pensa le sia stato scippato e lascerà un segno meritato su questi quarti di finale. Facciamo fatica ad immaginare un finale diverso, facciamo fatica ad ipotizzare un 3 a 0 secco per la squadra oggettivamente più forte che in questi playoff vuole legittimare un campionato da assoluta protagonista alle spalle del ciclone Siena. Facciamo fatica a credere a chi ci dice che stasera Varese perderà. E se siamo convinti di questa cosa è perché venerdì sera, dopo la sconfitta del Pianella, abbiamo guardato negli occhi tutti i giocatori biancorossi, uno per uno. Abbiamo visto la rabbia di Galanda, la sicurezza di Stipcevic, la follia di Slay, la voglia di Rannikko. Abbiamo visto Goss tornare fuori dagli spogliatoi per salutare i tifosi di Varese facendo con la

mano: non è finita, non è finita. Come fece Buzzegoli sul campo della Cremonese, lo scorso anno, dopo la finale d’andata che il suo Varese aveva perso e che poi avrebbe ribaltato sette giorni dopo (con una doppietta, ca va sans dire, proprio di Buzzegoli).E se siamo convinti di questa cosa è perché ieri siamo stati all’ultimo allenamento e abbiamo visto una squadra che avrebbe voluto giocare subito, uomini pieni di voglia di restare vivi. E poi abbiamo parlato con Recalcati, e se avevamo qualche dubbio dopo la chiacchierata con lui siamo andati via tranquilli come dei Papa. «La rabbia e l’adrenalina – ci ha detto – fanno miracoli e sono più potenti di qualsiasi antidolorifico, azzerano la stanchezza. Oggi ho ritrovato un gruppo di giocatori carichi come molle, che se avessero potuto avrebbero giocato subito: dimenticati gli acciacchi, nessun dolore, nessun problema. La rabbia: che c’è ed è forte, perché perdere come abbiamo perso noi non fa per nulla piacere. E sarà rabbia positiva, che saremo bravi a trasferire sul campo». E dopo due partite diverse, ce ne sarà una terza: diversa. «Giocheremo a casa nostra, davanti al nostro pubblico: nessuno avrà voglia di fare brutte figure, e i tifosi sapranno ricreare quell’atmosfera che abbiamo già avuto con Milano e con Cantù all’andata. E che ci ha permesso di vincere: del resto, abbiamo appena provato sulla nostra pelle quanto sia importante giocare in un palazzetto caldo». Sarà una partita diversa anche perché, finalmente, Rannikko potrebbe esserci: «Avremo la possibilità di giocare con tre piccoli, cosa che finora non abbiamo mai potuto fare. Dispiace che per mettere dentro Teemu dovrò rinunciare a Serapinas, che in gara due a Cantù ci ha dato tantissimo».Francesco Caielli

e.romano

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