VARESE «Un pari amaro». Giuseppe Sannino, tecnico biancorosso, non ci gira intorno. Poi, però, raddrizza il tiro. «Alla fine – prosegue – queste partite va a finire che le perdi pure. Quindi, teniamoci questo punto che muove la classifica. Corri, fai, spendi e poi rischi di ritrovarti un pugno di mosche; noi un punto ce lo siamo preso. Voglio vedere il bicchiere mezzo pieno». A seguire, l’analisi del match: «Non siamo stati brillantissimi – spiega Sannino – soprattutto in avvio e per tutto il primo tempo. Il campo non ha aiutato e loro hanno perso tempo appena potevano spezzandoci il ritmo. Però, è torno subito a guardare in casa nostra, è un punto guadagnato per quel che abbiamo saputo fare. Devo capire il perché di questa scarsa brillantezza, ma guardiamo avanti, che martedì abbiamo già un’altra partita. Fremo restando che il Cittadella ha fatto la sua partita; noi ci siamo fatti irretire dal loro abbassare il ritmo, non siamo stati in grado di dare una svolta al copione della partita». Forse i cambi non hanno dato una svolta? «Io dai giovani – risponde Sannino – mi aspetto qualcosa in più, mi aspetto delle intuizioni, dei colpi importanti. Poi,
sento dire “i giovani, i giovani”; voglio dire: Mustacchio, Eusepi sono ragazzi nel giro della nazionale, sono giocatori, non sono giovani punto e stop. Poi, non dico che non vadano aiutati; anzi, è proprio e anche qui che dobbiamo analizzare il match». Un’ultima parola, inusuale per Sannino, su un singolo: «Pisano è stato fantastico, come altri nel secondo tempo, quando davvero non si può dire nulla alla squadra. Mica posso succhiare il sangue a questi ragazzi. Torno su Pisano e sui giovani: lui impersona il Varese, è come dovrebbe essere uno che vuole imparare a fare questo lavoro».Claudio Foscarini è contento: «Abbiamo sofferto, ma lo sapevamo. Il Varese ha ottimi esterni, ha un faro di gioco: li abbiamo limitati lì dove sono forti. Se dai spazio a Carrozza, ti manda in manicomio. Mi aspettavo un Varese tonico, che non ti fa respirare: per lo meno, se non riesci a giocare, ti accontenti. Il punto sono quasi due, perché vale tanto per noi, per l’atteggiamento, la volontà, l’agonismo. Guardo l’altra faccia della medaglia: sappiamo anche soffrire in certi momenti. I sette minuti di recupero? Perché non quattordici, ho detto all’arbitro, stiamo qui a Varese che è una bella città».
e.romano
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