Cittadinanza/Fini:Stop a scimitarra propaganda, legge va rivista


Pisa, 13 mag. (Apcom)
– Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, insiste: la legge sulla cittadinanza va rivista innanzitutto prevedendo lo jus soli per i bambini nati in Italia o in Italia arrivati piccolissimi e qui residenti stabilmente o che qui abbiano completato un ciclo di studi. Nella sua lectio magistralis presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa, la terza carica dello Stato ha detto: “Se auspichiamo che la politica italiana sia con la ‘P’ maisucola, cioè proiettata al futuro, dobbiamo impegnarci per limitare il tasso di provincialismo” perché spesso “discutiamo di cittadinanza come se fosse una questione tipicamente italiana. In realtà riguarda tutte le democrazie liberali”. Quindi, ha invitato Fini, “discutiamone dismettendo la scimitarra della propaganda e cercando di capire cosa c’è dietro”.

“In Italia – ha spiegato Fini – la legge sulla cittadinanza, che ha il suo cardine nello jus sanguinis, integrato da residuali ipotesi di jus soli, e che attribuisce una preminenza alla volontà della persona rispetto alle situazioni di fatto, necessita, a mio avviso, di essere rivista per favorire pienamente un percorso di integrazione che, al di là di elementi solo formali, come il mero trascorrere un certo periodo di tempo, che considero un approccio riduttivo e miope, testimoni la volontà concreta dell’immigrato di partecipare al destino comune che lega tutti i componenti della società politica di cui entra a far parte”.

Fini quindi ha ribadito l’opportunità di applicare “lo jus soli al figlio di stranieri nato sul territorio nazionale e ivi residente in modo stabile, lo sottolioneo quattro volte perché non credo che chi nasca in Italia automaticamente debba essere cittadino”. Lo jus soli, secondo il presidente della Camera, va applicato anche a “chi arriva in Italia piccolissimo” o “a chi ha completato un ciclo di studi” perché “la `patria’ oggi non può più essere concepita come la `terra dei padri’, ma come identità collegata ai valori di fondo che discendono dai precetti costituzionali e che si indirizzano anche ai non cittadini” quindi “le riflessioni sull’opportunità o meno di dare la cittadinanza a chi nasce qui, ci arriva piccolo, frequenta un intero ciclo di studi, deve partire dall’idea che la cittadinanza democratica non ha una matrice escludente, ma fa uno sforzo di integrazione”.

Gli immigrati di seconda generazione, quella che Fini anche oggi chiama “generazione Balotelli”, secondo il presidente della Camera, “non possono suscitare interrogativi inquietanti per la stabilità del nostro sistema sociale”. Quindi ha concluso: “la qualità della convivenza futura passa attraverso la capacità che avremo di far considerare italiano proprio quel ragazzino figlio di immigrati quando arriva in una fase di adolescenza e se emarginato può agevolmente essere reclutato dai cattivi maestri dell’integralismo religioso e del fanatismo”.

Luc

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