Clima; L’Ue preme su Usa e emergenti in vista di Copenhagen


Bruxelles, 26 gen. (Apcom)
– Forti del loro piano per la lotta
contro il riscaldamento globale, i paesi dell’Ue fanno ora
pressioni sugli Usa e i paesi emergenti proponendo obiettivi e
azioni mirate per l’assemblea mondiale sul clima a Copenaghen nel
dicembre 2009.

La Commissione europea deve presentare un documento mercoledì,
una ventina di pagine, di cui AFP ha ottenuto una copia.

Nel documento che dovrà essere approvato dalla Commissione la
prossima settimana, si raccomanda un graduale aumento degli
investimenti nel mondo per ridurre le emissioni di gas a effetto
serra, con un obiettivo ambizioso da raggiungere gradualmente:
175 miliardi di euro annui entro il 2020, di cui 30 miliardi di
euro potrebbe essere spesi per aiutare i paesi poveri in questo
campo.

“Più della metà di questi nuovi investimenti – circa 95 miliardi
di euro – sarà effettuato da paesi in via di sviluppo”, dice
l’esecutivo europeo.

Perchè il vertice delle Nazioni Unite a Copenaghen nel dicembre
2009 sul cambiamento climatico dopo il 2012 sia un successo
“dobbiamo lavorare con gli americani e le grandi economie
emergenti come la Cina, l’India e il Brasile”, ha sostenuto
venerdì il presidente della Commissione europea Jose Manuel
Barroso.

“Poi ci sarà un accordo con i paesi in via di sviluppo e penso
che il vertice di Copenaghen dovrebbe essere anche un vertice
sullo sviluppo”, ha aggiunto nel corso di un incontro con un
gruppo di giornalisti.

La prossima settimana, collaboratori di Barroso si recheranno a
Washington per discutere di clima, con quelli del Presidente
Obama.

Tra le fonti di finanziamento pensate dalla Commissione per
finanziare gli investimenti necessari nel mondo, c’è anche
l’introduzione di un pagamento per ogni tonnellata di CO2 emessa.
“Al prezzo di 1 euro per tonnellata, che può arrivare
progressivamente a 3, questo meccanismo applicato ai principali
paesi sviluppati potrebbe generare circa 13 miliardi di euro nel
2013 e 28 miliardi di euro nel 2020”, afferma il documento.

Allo stesso tempo, la Commissione approverà una relazione che
propone 200 azioni ritenute poco costose per ridurre le emissioni
di CO2, il principale gas a effetto serra.

Diversi settori, come la produzione di energia, l’agricoltura e
le foreste, sono sotto questo esame e lo studio stima che
l’attuazione di queste azioni, che costerà tra i 4 e 10 euro per
tonnellata di CO2, potrebbe impedire il rilascio di circa 39
miliardi di tonnellate di CO2 in atmosfera entro il 2030.

Gli europei si trovano ora in una posizione di forza. Sebbene gli
ambientalisti ritengano che l’Ue abbia sacrificato le sue
originali ambizioni, i Ventisette a dicembre scorso si sono
impegnati a ridurre le loro emissioni nel 2020 al 20% rispetto ai
loro livelli del 1990. Il piano deve servire da modello per
limitare il riscaldamento globale di due gradi Celsius.

L’UE, con 4 miliardi di tonnellate di CO2 emesse, contribuisce
per il 14% ai 27 miliardi di tonnellate di CO2 immesse
nell’atmosfera ogni anno. Altri grandi inquinatori sono gli Stati
Uniti (5,8 miliardi di tonnellate) e la Cina (5,1 miliardi).

“I negoziati saranno molto difficili” con gli altri principali
paesi, mette in guardia un negoziatore europeo intervistato da
AFP.

“L’Unione europea ha dimostrato la sua disponibilità ad
impegnarsi e ha adottato una legislazione molto restrittiva. Ma
in altri paesi del mondo sono lontani anni luce, anche se la
nuova amministrazione americana di Barack Obama sta mostrando di
volersi impegnare molto. Ci vorrà, comunque, un forte impegno
politico”, ha detto la fonte.

“L’Unione europea dovrà mostrarsi molto esigente, perché ha fatto
un enorme passo avanti, nonostante la crisi finanziaria”, spiega
ancora il negoziatore.
Lor

MAZ

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