«Dovevamo aspettare l’aereo. Il Coach mi chiese di trovare un posto isolato, senza telecamere e noi, come squadra, trovammo il posto». A parlare, martedì, nell’aula del tribunale di Busto Arsizio, è stato uno dei ragazzi che nel novembre del 2011 era presente durante le sevizie inferte da Maurizio Vismara ad uno dei giocatori Under 18 dei Seamen Milano. I fatti sono ormai noti e sono stati confermati in aula dal ragazzo. «Il coach ha chiesto un preservativo, se l’è infilato sulle dita e poi ha fatto il gesto di infilarlo nel sedere». Bisognava “battezzare” chi non era ancora andato in trasferta e uno di loro meritava un battesimo diverso dagli altri. Alla sbarra, assieme a Vismara, ci sono l’allenatore in seconda Valerio Zannoti e due compagni della vittima, Walter Petronaci e Filippo Turrin. Dei sette compagni, tutti sotto processo da parte della Procura dei minori, solo uno ieri ha risposto alle domande. Era il miglior amico della vittima. «Ma
qualcuno di voi, lì attorno, ha fatto qualche commento? Lei ha chiesto al coach cosa aveva fatto?» Chiede il pubblico ministero Raffaella Zappatini. «Non lo so, io no» risponde il teste. L’impressione, come è emerso già nelle altre udienze, è quella di un clima di omertà che avvolgeva la squadra. Il teste racconta anche di un altro episodio. In uno dei famosi “ritiri” organizzati da Vismara ad un ragazzo sarebbe stata attaccato un sasso, con una corda, al pene. Il sasso sarebbe poi stato fatto cadere. Oggi è stata sentita anche la psicologa che ha effettuato la perizia sulle condizioni del ragazzo seviziato a Malpensa. «Mi raccontò di essersi sentito umiliato. Era un pensiero fisso, che non lo faceva dormire la notte. A causa di quella cosa il suo rendimento scolastico è peggiorato». La psicologa entra anche nel merito della penetrazione, negata dagli avvocati della difesa. «Mi disse che aveva sentito le dita che si infilavano nel suo ano». Si torna in aula il 24 settembre.
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