Colle, Forza Italia: «Ci siamo pure noi»

Il consigliere Toti: «Impensabile non consultarci»
Renzi archivia il 2014: «Riforme anche nel 2015»

– Centoventuno provvedimenti del Consiglio dei ministri nei primi dieci mesi del governo della «rottamazione»: è con questi numeri che il premier Matteo Renzi si avvia alla conclusione di un 2014 ancora segnato dallo scontro con i sindacati ma, non per questo, frenato nella sua produttività. Ed è proprio partendo dai fatti, a cominciare dai decreti su Jobs cct, Ilva e delega fiscale messi in cassaforte alla vigilia di Natale, che Renzi ha trascorso le feste preparando la conferenza stampa di fine anno del 29 dicembre. Un incontro che, per il premier, servirà a tracciare un bilancio del 2014 ma che fungerà, soprattutto, come ideale porta d’ingresso per il 2015, «l’anno delle riforme».

Renzi, dopo il consiglio dei ministri ad alta tensione di due giorni fa, ha trascorso il Natale in famiglia, buttando giù temi e titoli del primo appuntamento che lo vedrà impegnato al suo ritorno a Roma: la conferenza stampa di fine anno. Un incontro, quello con i cronisti italiani e stranieri, che va a cadere a pochi giorni dai primi due decreti attuativi deliberati sul Jobs Act. Decreti che, oltre ad aver incassato gli attacchi di Cgil e sinistra Pd hanno messo a dura prova la stessa tenuta della maggioranza dopo l’esclusione dell’opting out (la scelta tra indennizzo e reintegro, ndr) sul quale puntava Ncd. Una soluzione sulla quale il premier ha preferito non puntare, evitando così un nuovo strappo – rischioso in vista della partita per il Colle – con l’intera minoranza Pd.

Meno 50 giorni al 15 febbraio: ormai conta le ore Silvio Berlusconi pronto a riprendersi appieno la vita e il suo partito dopo essere stato azzoppato dal processo Mediaset. Il Cavaliere non vede l’ora di congedarsi dai pazienti di Cesano Boscone per tornare in sella (alleggerito dagli orpelli giudiziari) e riprendere le redini di un partito confuso e diviso da faide e fronde interne. Con Raffaele Fitto che non intende farsi mettere all’angolo e con la Lega che tallona Forza Italia e accarezza l’idea di detronizzare Berlusconi per sostituirlo con Matteo Salvini alla guida del centrodestra. La «mission» che Berlusconi ha affidato a Giovanni Toti in queste ore è quella di frenare sul Quirinale dopo la sua sortita buonista nell’intervista alla Repubblica dove il Cavalieresembrava pronto a votare qualsiasi candidato Pd. Un’uscita che aveva messo in grande allarme anche i fedelissimi. Dunque – ha avvisato il consigliere politico – bene le riforme insieme ai Dem ma è impensabile che se ci hanno chiesto aiuto su quel versante poi si «rifiutassero» di confrontarsi con noi anche sul Colle.