Roma, 24 giu. (Apcom) – Un miglior uso delle risorse pubbliche ed
una migliore qualità dei servizi pubblici “possono concorrere in
modo determinante ad un rinnovato ‘patto fiscale’ con i
cittadini, nello scenario del federalismo fiscale che verrà”.
Per ottenere un fisco “più giusto e meno tasse”. A chiederlo è il
presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, all’assemblea
annuale. Questo patto, sottolinea Sangalli, richiede
“determinazione” nel contrasto e nel recupero di evasione ed
elusione. Ma anche “chiarezza di finalità nel ricorso alla spesa
pubblica, impegno alla gestione rigorosa delle risorse ed al
miglioramento delle prestazioni, ed una credibile prospettiva di
riduzione della pressione fiscale complessiva. Fisco giusto e
meno tasse: è un obiettivo che non deve essere accantonato”.
Secondo Sangalli “sarà soprattutto la capacità degli studi di
settore, revisionati in considerazione dell`impatto della crisi,
di meglio garantire il diritto di ciascun contribuente alla
tassazione sulla base del reddito effettivo e non potenziale e
stimato, a dare il segno della volontà di continuare a lavorare
per un simile ‘patto fiscale'”. In particolare, rileva il numero
uno dei commercianti, occorre rivedere “aspetti particolarmente
penalizzanti della disciplina Ires, come i limiti posti alla
deducibilità degli interessi passivi”, sollecitare “misure di
detassazione degli utili reinvestiti” e sciogliere “il nodo del
progressivo superamento dell`Irap”. Serve, poi, una “più generosa
defiscalizzazione e decontribuzione” dei buoni pasto.
Il numero uno di Confcommercio plaude alle azioni del governo, in
particolare del ministro della Pubblica amministrazione, Renato
Brunetta, verso un “miglioramento della qualità e della
produttività dell`operato della funzione pubblica”. Occorrerebbe,
spiega, una cooperazione tra funzione pubblica ed iniziativa dei
privati, a cui le Camere di commercio possono dare un importante
contributo, a definire una “piattaforma delle regole”, che
comprendano la “riduzione di oneri burocratici, che costano alle
imprese almeno 1 punto di Pil; regole per l`abbattimento di
inefficienze e sprechi della spesa pubblica, che bruciano
all`incirca 5 punti di Pil”.
La spesa pubblica andrà “sempre di più controllata, riformata ed
anche ridotta, mettendo in campo dei veri e propri indicatori,
concreti e misurabili, dei risultati del suo utilizzo”. E`
importante, rileva Sangalli, che la legge finanziaria abbia
assunto un`impostazione triennale: ora “indichi con chiarezza il
limite di pressione fiscale complessiva e la conseguente
suddivisione dei limiti massimi di prelievo tra i vari livelli di
governo”.
Cep
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