Comunione ai divorziati risposati «Si può cambiare»

Sinodo, il cardinale Marx fa il punto del dibattito e delle sue diverse posizioni
Oggi la votazione sul testo finale: «Speriamo si offra un impulso alla pastorale»

Sulla Comunione ai divorziati risposati «il Magistero ovviamente si può cambiare». Il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera e presidente della Conferenza episcopale tedesca, spiega ai giornalisti che «il Magistero della Chiesa non è una raccolta statica di frasi, ma si sviluppa e la verità non è un sistema, ma una persona. Ciò che non cambia – precisa – è il Vangelo, ma la percezione della dottrina può cambiare». E poi domanda: «Siamo sicuri, a proposito del Vangelo, di aver scoperto tutto?». È il penultimo giorno del Sinodo. Ieri pomeriggio è stato approvato il Messaggio al popolo di Dio che verrà pubblicato oggi. Si lavora ancora sul testo finale del Sinodo, che verrà votato e approvato oggi pomeriggio. Ieri mattina l’arcivescovo di Marsiglia, monsignor Georges Pontier, presidente dei vescovi francesi, ha detto ai giornalisti: «Sarei sorpreso se non si arrivasse al consenso sulla relazione finale». Restano due i punti più controversi: Comunione ai divorziati risposati e coppie gay. Su di essi ieri Marx e Pontier hanno proposto alcune riflessioni. Ma alcuni padri sinodali hanno confermato perplessità, se non proprio dura opposizione. Il cardinale australiano Pell conferma la sua opposizione alla relazione di medio termine del cardinale Erdo, che costituisce il testo base della documento finale: «È tendenzioso e incompleto», ha detto al settimane inglese Tablet. Il cardinale di Bologna Carlo Caffarra ha spiegato in un’altra intervista ad una tivù spagnola che «negare la Comunione non significa respingere le persone». Il cardinale Leo Burke, leader dei rigoristi, non vuole commentare e si limita a dire «sto pregando». Sarebbero una quindicina i padri sinodali contrari ad aperture di qualsiasi tipo. Ma la maggioranza è per cambiare la prassi pastorale anche se dopo uno studio che va ancora approfondito. Ieri Marx ha scandito, parlando in tedesco, che «l’esclusione non è la lingua della Chiesa», riferendosi ai due punti più controversi: «Non possiamo dire alle persone che vivono in situazioni irregolari “tu sei un cristiano di seconda classe”». Poi ha aggiunto che «anche se il Sinodo non accoglierà il concetto di gradualità, perché è necessario un ulteriore approfondimento teologico, è importante che

vengano prese sul serio le situazioni delle persone».Lo strumento ermeneutico della gradualità era stato proposto in aula dal cardinale di Vienna Schoenborn, ma respinto da almeno tre circoli minori su dieci. Marx ha confermato che il dibattito è stato «vivace» e ciò è stato «un bene» e che si è «nel bel mezzo di un percorso». L’arcivescovo di Marsiglia Pontier ha precisato che durante i lavori c’è stato un confronto su «fino a dove si può arrivare senza rompere la comunione ecclesiale». E il cardinale tedesco ha aggiunto che la Chiesa «fa sempre due passi avanti e uno indietro, ma comunque va avanti. E questo sta accadendo anche al Sinodo, perché il Papa vuole che il tema venga affrontato». Marx ha confermato che in Germania la conferenza episcopale è schierata per l’apertura, ma «già da prima delle proposte del cardinale Kasper», e ha confidato che «la Conferenza episcopale tedesca non è da sola». Quanto all’omosessualità, il cardinale ha fatto il seguente ragionamento: «Non possiamo dire a qualcuno che è omosessuale, lei non può vivere il Vangelo. Questo per me è impensabile. La prassi sessuale non può essere accettata, ma non tutto nella loro vita è da condannare. Se per 35 anni sono stati fedeli uno all’altro, se uno cura l’altro fino alla fine della vita, come Chiesa cosa devo dire? Che non ha nessun valore? Questo non può essere vero. Ciò che conta è vivere in fedeltà un’unione e non si può dire che questo non ha valore perché si tratta di un’unione omosessuale». Diverso è invece il caso di chi «cambia partner tutti i giorni». Marx ha ribadito che occorre cogliere «le sfumature» per avviare un rinnovamento dell’azione pastorale, e non dire «o bianco o nero» oppure scegliere «tutto o niente». La sua speranza è che «nel documento finale del Sinodo non si ripeta ciò che è stato sempre detto, ma si offra un impulso alla pastorale». Secondo il vescovo francese Pontier tra la seconda relazione di Erdo e i risultati della discussione nei circoli minori, il Sinodo «non ha fatto un passo indietro», ma ha trovato «un bilanciamento».