Confcooperative: «Non ci pagano e le banche non fanno credito»

Varese- Il problema non è nuovo: ma le difficoltà legate ai ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni continuano a farsi sentire. E nel mondo delle società cooperative, dove i soci ci mettono del loro, il problema è più che mai grave «perché le cooperative lavorano moltissimo con le amministrazioni pubbliche» racconta Nicola Abalsamo, direttore della Confcooperative varesina che conta 226 associate e circa 24 mila soci «perché gestiscono mense, pulizie, servizi alla persona».

Le cooperative hanno scopo mutualistico «e quando non ci sono i pagamenti per i servizi erogati, o quando arrivano con molti mesi di ritardo, gli stipendi devono comunque essere pagati» spiega Abalsamo. Ecco che immediatamente si presenta il problema «perché nelle cooperative sociali tutto viene affidato alle persone e dunque il principale costo è quello del lavoro» aggiunge il direttore «ecco allora che gli stipendi vengono pagati in ritardo o addirittura vengono ridotti».

Il problema è sempre più sentito, aggiunge Claudio Marelli, presidente di Confcooperative «perché le cooperative fanno fatica ad imporre il pagamento regolare, non hanno potere contrattuale né armi contro una burocrazia che le tiene vincolate». Le cooperative mancano di liquidità «e dunque anche il rapporto con la banca diventa difficile» sottolinea Marelli. Perché le banche chiedono garanzie, spiega Abalsamo «ma quando il credito è nei confronti della pubblica amministrazione viene catalogato di serie B: una volta i crediti con le pubbliche amministrazioni erano una certezza, ora le banche fanno più fatica a fidarsi». I ritardi si dilatano «i tempi di pagamento sono raddoppiati e arrivano anche ad un anno» commenta Abalsamo. Qualcosa deve cambiare: «Non c’è cattiva volontà dei Comuni» aggiunge Marelli «che si trovano anche loro vincolati da patti di stabilità». Però anche le banche devono essere più flessibili, aggiunge Abalsamo «devono cambiare i rating: le cooperative sono fondate sulle persone e le stringenti regole di Basilea non possono essere applicate alle nostre realtà».

I ritardi nei pagamenti, pubblici o privati che siano, in questi ultimi quattro anni è quasi raddoppiato (+97,5 %). Se, infatti, nel 2008 la media era di 27 giorni, l’anno scorso gli imprenditori italiani sono stati pagati mediamente con 53 giorni di ritardo. Ed i tempi medi effettivi di pagamento che si registrano in Italia sono i più elevati d’Europa: 180 giorni se il committente è la pubblica amministrazione, 103 giorni se il committente è un’azienda privata.

«Chiediamo dunque più rispetto per gli impegni presi» sottolinea Abalsamo «rispetto dei contratti firmati e no ad appalti sotto i livelli minimi». Alcuni comuni stanno già pensando a diminuire i servizi racconta Abalsamo «perché non ci sono fondi: e questo è un problema che riguarda tutti».Silvia Bottelli

 

p.rossetti

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