«Corriamo per vincere. Spinti dalle nostre idee»

Io la vedo così - Stefano Malerba: «Fossi stato il candidato del centrodestra non avrei potuto essere me stesso»

– Con Stefano Malerba bisognerebbe chiacchierare su un campo da rugby, passeggiando sull’erba calpestata da mille battaglie. Per questa volta bisogna accontentarsi di una telefonata, meno affascinante ma di certo più pratica, perché le ultime ore di campagna elettorale non lasciano troppo spazio alla poesia. Però, di sport, si parla: si parla eccome.

Ormai, verso il fischio finale. Con la differenza che quando nello sport finisce la partita, chi vince deve solo festeggiare. Qui, invece, alla fine della partita per chi vincerà inizierà un’altra sfida: ancora più dura.

Come un’esperienza molto positiva: a livello personale, per quello che stiamo facendo e per quello che siamo riusciti a creare.

Non lo nego: inizialmente ero stato contattato dal centrodestra per essere il loro candidato. Ma fin da subito, già a dicembre, dissi che non sarei mai stato il candidato della Lega Nord e che sarei stato completamente smarcato dalle logiche dei partiti. La mia posizione non è mai cambiata.

Diciamo che se fossi rimasto il loro candidato avrei fatto fatica, mi sarebbe stato cucito addosso un vestito troppo stretto. Non avrei potuto essere me stesso e portare avanti le idee in cui credo, come invece sto facendo.

Lo vedremo lunedì mattina. Noi, fino a lunedì corriamo per arrivarci. a quel ballottaggio. Il punto è che tutti qui sono pieni di certezze, tutti parlano di voti che hanno già in tasca,qualcuno è convinto di vincere già al primo turno. Io dico che di certezza ce n’è una sola: chi vince governa, chi perde va a casa. E noi, almeno fino a lunedì, corriamo per vincere.

Valori e idee non sono negoziabili.

Perché il nostro movimento è davvero schierato contro una certa maniera di fare politica, contro i partiti illiberali di oggi, nato dai varesini e incapace di raccontare balle e bugie. Perché con noi c’è davvero la possibilità di fare politica al di fuori di certe regole e schieramenti.

Dalla volontà di fare qualcosa di diverso, di uscire dagli schemi anche dal punto di vista della comunicazione, di abbandonare quel modo ingessato e fumoso di parlare con la gente. Io credo che questo modo di porci ci abbia aiutato a farci conoscere.

Che guardando le liste degli altri candidati vedo figure della prima, seconda e terza repubblica e pure qualcuno che arriva dal giurassico. Nella nostra lista gli unici due candidati che hanno avute esperienze amministrative sono Pramaggiore e Malnati: due che hanno buttato via la loro tessera di partito e portano avanti un’idea di politica diversa.

Perché ritengo che questo sia il vero tesoro di questa città: il problema è che non si riesce a farlo emergere completamente, e resta troppo spesso nel sommerso.

Un’amministrazione può fare molto per aiutare le realtà del sociale, quelle sportive, quelle del volontariato. A disposizione ci sono dei finanziamenti, ma so per esperienza che è molto difficile poterci accedere. Perché non è semplice stilare il progetto, la rendicontazione, tenere i contatti. Ecco: io credo che un’amministrazione possa e debba essere di supporto in questa ricerca di finanziamenti e fondi che possono davvero fare la differenza.

Per carità, mai non sia: funzionano meglio così. Però, questo sì, le può affiancare aiutandole a mettersi insieme, a fare rete tra di loro, a diventare più forti e crescere insieme.

Una grande verità. È la targa appesa fuori dal nostro campo di Giubiano, dedicata ad Aldo Levi. Ed è un modo di stare al mondo, che personalmente cerco di portare sempre avanti e di tenere in testa.

Alla base di una cosa come il terzo tempo c’è l’educazione: in campo ci si affronta, anche duramente, ma poi ci si trova a bere insieme. L’educazione, ma anche il rispetto. E purtroppo in politica di rispetto ne vedo poco, e parlo anche di questa campagna elettorale varesina. Comunque vada, avrò conosciuto un mondo particolare: che ti fa distinguere subito tra gli amici e i nemici, ma anche un mondo in cui la lealtà è un valore molto lontano.

Mi accendo un sigaro.

Le arriva una telefonata, la mattina dopo il voto: «Stefano, peccato: ha vinto qualcun altro». Qual è la prima cosa che fa?

Mi accendo un sigaro.