Corti andrà al Lecce Strappano il nostro cuore

C’è chi è diventato grande appiccicando la figurina di Bergomi, Scirea o Junior, e chi l’ha fatto correndo dietro a Corti su tutti i campi, da Pagani a Marassi, senza riuscire mai ad acchiapparlo. Non perché fosse più veloce ma perché più furbo, più lanciato, più presente. Corti è quello che ha lanciato (lasciato) Sannino in serie B. È il giocatore che in C1 era da C1, in B da B e in serie A sarebbe da serie A. Ovunque lo metti, lui ci sta: alla grande. Riempie i polmoni, lascia i garretti fumanti, la sua forza è la presenza che fa rima con tempra ed essenza. È il personaggio più silenzioso e consistente del Varese. È spigoloso perché non si adegua ma, con quegli spigoli caratteriali e quasi fisici, prima ti leviga – come la goccia con le

pietre – e poi ti lascia una piega. O ti piega: alla sua volontà, più torrenziale della grandine, o a quel destino che gli ha sempre giocato contro, ed è per questo che macina chilometri come nessuno mai con questa maglia. Forse pensa di abbreviare la sua agonia. E ti spiega: cosa significa affrontare le persone senza rimangiarsi mai una parola, a costo di dirne una di troppo. Guarda la vita in cagnesco, dubitando, o ti fissa storto perché preferisce non andare a genio, ma solo per riuscire a trovare la molla, la luna giusta, il nemico o l’amico traditore da purgare a cui farla pagare. Corti è il giocatore che non vorremmo mai avere in squadra, perché alla fine avrà comunque corso e lottato più di noi, e nemmeno contro, perché ci farebbe venire voglia di picchiarlo per bruciare quel motorino sempre acceso.

Corti è un uomo normale che vive e gioca con una passione, un trasporto e un’essenzialità eccezionali e tali da rendere unico ogni minuto della sua vita e ogni momento della sua squadra. Lui è il primo e unico originale degli Unici di Sannino. È il nostro Varese (la nostra vita) di tutti i giorni travolta dalla noncuranza (non gli rinnovi il contratto con largo anticipo, lasciandolo in sospeso fino a metà gennaio e cosa vuoi che faccia, se a giugno non ha più squadra?), dall’omologazione (Corti o Kink, qui ormai tutti valgono uno), dal puro calcolo che sconfigge i sogni e chi li incarna. Questione di soldi? Basta parlar chiaro e vendere (o non comprare, che era meglio) 10 dei 30 giocatori in rosa, ma non lui.

Corti e Neto non sono degni del modulo (del modu…s operandi) di questo Varese perché sono il Varese del passato e quello del futuro. In campo, in panchina, alla scuola calcio di Caccianiga: strappategli pure questa maglia, ma nessuno potrà insegnare ad amarla meglio e più di loro.

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