Il cuore del Varese non c’è più, strappato da scelte allegre e suicide di chi non l’ha mai ascoltato, e da una squadra normalissima che in casa non vinceva da tre mesi e in campionato da 10 partite. Ma è arrivata la croce biancorossa, agnello sacrificale senz’anima, senza idee, senza gioco, senza nulla: alla prima occasione ci fanno sempre gol, ma anche alla seconda, alla terza e alla quarta.
Questo Varese retrocede, lo scriviamo ancora e continueremo a scriverlo. I tifosi in curva tolgono gli striscioni e se ne vanno dopo aver contestato Gautieri e parte della società con cori anche pesanti («Noi non siamo napoletani»: l’avranno sentito tutti, stavolta?). Prima invocano il baby Fiamozzi – dimenticato da mesi in panchina – ma soprattutto Sottili, e lo facciamo anche noi, supplicando il presidente Laurenza di seguire il suo istinto, il suo cuore, il suo ruolo: Sot-ti-li, Sot-ti-li.
Se c’è una sola possibilità che questa squadra torni a essere squadra, e quindi si salvi (sarà dura perché i fili sono staccati, la piazza delusa e la crisi non è solo in campo), è rimettere in panchina il vero allenatore del Varese fatto fuori ingiustamente, nel modo e nel momento sbagliato. Magari non giocava da dio, ma i giocatori davano tutto e non si facevano prendere a pallate,
amorfi, ognuno per conto suo. E anche se c’erano gli scontenti o qualche mela marcia (colpa del peccato originale: una rosa di trenta giocatori crea divisioni, trame, fazioni), almeno facevano il massimo nel loro ruolo. E il Varese, vivaddio, sapeva difendersi (con cosa ti salvi in B: andando sciaguratamente all’attacco?), valorizzava la sua anima fatta di giovani (Lazaar, Forte, Fiamozzi, Barberis), umili guerrieri (Franco, Corti) e mentalità operaia.
Sottili è stato esonerato a Lanciano da settimo in classifica, dopo uno dei miglior primi tempi della stagione, quando aveva 20 punti ed era in zona playoff. Da allora, otto punti in otto partite, con un paio di ko pesantissimi, intollerabili, sciagurati. Il Varese è piombato a pochi passi dai playout, e mancano sempre 22 punti alla salvezza: da fare quando e con chi, se lo spirito è questo? Non c’entrano i nuovi acquisti; mancano il manico, l’umiltà, la linea, la guida.
Prendete l’insieme mostruoso di scelte tutto fuorché normali. Se giochi con il 4-3-3 e i tre di centrocampo sono tutto tranne che registi, chi mai darà un pallone a Pavoletti? Da chi parte il gioco non lo sappiamo, ma dove finisce sì: nel vuoto. E non avere gli uomini per questo stramaledetto modulo, più ferreo e intoccabile dell’universo, non è una scusante: basta un pratico e concreto 4-4-2, contropiede, fasce e almeno provi a salvarti. Se Forte è il migliore in campo, è un prodotto della Primavera ed è l’ultimo a morire, cosa ti frulla nella testa per lasciarlo fuori? O per metterlo a babbo morto, quasi per frustrazione, come Neto?
Volevano cambiare l’anima della squadra ma, provandoci, l’hanno cancellata del tutto, demotivando i senatori, esiliando i prodotti del vivaio (Lazaar, Fiamozzi, ieri Forte, ma, quel che è grave, i cinque migliori Primavera). Prima che sia tardi copriamoci le spalle: basta avventure, basta azzardi, basta ambizioni. Per i salti nel vuoto è già tardi, perché nel vuoto ci siamo già. Ridateci Sottili e il suo pane duro, ridateci il Varese da battaglia.
Varese
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