Wroclaw (Polonia), 17 set. (TMNews) – Ha almeno segnato un cruciale passo in avanti sul rafforzamento delle regole sulla disciplina di bilancio il vertice informale tra responsabili economici dell’Unione europea che si è chiuso oggi a Wroclaw, sotto la presidenza di turno ora della Polonia. Perché per il resto le riunioni tra ministri e banchieri centrali, intense soprattutto nella giornata di venerdì, sono state contrassegnate dalle divisioni, vere o presunte, sia in seno alla stessa Ue sia tra il Vecchio Continente e gli Stati Uniti.
Un vertice chiuso in anticipo, quasi con un fuggi fuggi per evitare che le delegazioni in uscita rischiassero di restare bloccate dalla manifestazione convocata da vari sindacati europei, contro l’ondata di austerità di bilancio e a tutela dei diritti collettivi. “Era un Ecofin informale, di quelli che servono a discutere e non a decidere”, ha spiegato a fine lavori il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. “In questo momento molto dipende dalla Germania, dalle decisioni e dalle posizioni che assumerà nei prossimi giorni”.
Il riferimento potrebbe essere sulle decisioni in merito al paese che resta l’epicentro della crisi debitoria europea: la Grecia, che nonostante sia relativamente piccola ormai appare il banco di prova sulla tenuta di tutta l’Unione valutaria. Il problema è che a differenza di Irlanda e Portogallo, Atene appare in ritardo sull’attuazione degli impegni che ha preso su risanamento dei
conti e riforme economiche, come contropartite agli aiuti di Ue e Fondo monetario internazionale. Per questo l’Eurogruppo – che come di consueto si era riunito la mattina di venerdì prima dell’Ecofin – pur confermando la volontà di rafforzare i sistemi anti crisi, ha rinviato ad ottobre la decisione sul se versare o meno una nuova tranche si aiuti ai greci.
Atene rischia di tornare sotto pressione sui rifianziamenti. Il ministro delle Finanze Evangelos Venizelos ha lanciato ieri un appello dai toni drammatici ai suoi concittadini, avvertendo che se non si riuscirà ad operare la cura di bilancio le conseguenze potrebbero essere incontrollabili. Diversi paesi hanno resistenze sulla Grecia – dalla Finlandia che vuole più garanzie, all’Austria che non esclude una insolvenza, ai Paesi Bassi e la Slovaccia – ma è soprattutto la Germania, prima economia dell’area euro che sembra determinate. Se Berlino puntasse i piedi il sistema di aiuti salterebbe. Oggi il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble si è limitato a ribadire quanto detto ieri dall’Eurogruppo: il verdetto dipenderà dalle valutazioni dei tecnici Ue-Fmi sui compiti che Atene deve portare avanti. (Segue)
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