Crisi;Marcegaglia:Cento giorni di azioni mirate, no nuove tasse

Crisi;Marcegaglia:Cento giorni di azioni mirate, no nuove tasse


Roma, 13 giu. (Apcom)
– La situazione economica resta difficile,
le imprese soffrono la crisi. Senza misure straordinarie e
interventi rapidi del Governo, un pezzo del sistema
imprenditoriale, quello sano, rischia di sparire. Dal palco del
39esimo convegno dei giovani industriali, il presidente di
Confindustria, Emma Marcegaglia, si è rivolto al premier Silvio
Berlusconi, seduto in platea, con un appello assai accorato.

Il leader dell’associazione di viale dell’Astronomia ha invocato
un impegno straordinario, cento giorni di azioni mirate per
aiutare quei flebili segnali di ripresa e consentire alle imprese
di attraversare il deserto con i mezzi necessari per uscirne
vive. Marcegaglia ha spronato anche le forze politiche e sociali
a marciare uniti, a ritrovare la coesione per il bene del paese,
mettendo da parte liti e beghe perché dalla crisi si deve e si
può uscire tutti insieme.

La ricetta di Confindustria è quelle ripetuta in queste
settimane: meno burocrazia, rendere più facile l’accesso al
credito alle aziende, allentare la pressione fiscale, regole
comuni per evitare un nuovo collasso finanziario, sostenere gli
investimenti e la ricerca. “I prossimi cento giorni saranno
fondamentali – ha detto Marcegaglia – se non agiamo velocemente
rischiamo di perdere un pezzo del nostro sistema produttivo.
Servono cento giorni di concretezza e di azioni mirate per avere
una svolta nella nostra attività”.

Il presidente degli imprenditori ha ammesso che “la situazione
non è facile, ma difficile. In questi mesi rischiamo di perdere
un pezzo del sistema produttivo. Dobbiamo trovare delle soluzioni
e portarle avanti. Siamo vivi e combattivi. Vogliamo reagire, ma
c’è bisogno di qualcosa di straordinario per il paese. Serve una
stagione nuova perchè la fiducia da sola non basta”.

Eentro cento giorni, le cose elencate “diventino concrete – ha
incalzato Marcegaglia – dobbiamo aiutare le imprese a
sopravvivere. Dobbiamo avviare riforme strutturali, cerchiamo di
capire come portarle avanti e dare un sollievo alle imprese e ai
cittadini”. Per centrare l’obiettivo “è molto importante che il
paese ritrovi la coesione sociale, non dobbiamo farci del male.
Uniamoci – ha proposto – e facciamo in modo che le beghe interne
non abbiamo un impatto sulle vicende internazionali”.

Sull’apertura dei cantieri, su cui Berlusconi ha rinnovato
l’impegno davanti alla platea dei giovani imprenditori, “si deve
fare di più: facciamo uno sforzo per aprirli tutti”. Mentre alle
banche “dobbiamo dire che se manca il credito alle imprese che
sono sane – ha sottolineato Marcegaglia – c’è il rischio che
queste aziende muoiano. Questa è la nostra priorità, va fatto un
pressing forte perchè le banche facciano il loro mestiere e non
lascino sole le imprese. Questo è essenziale”.

Sul tema delle tasse è inoltre partita la critica all’indirizzo
del Partito democratico e del suo responsabile Economia,
Pierluigi Bersani. “Per favore, non scherziamo – ha rimarcato –
il paese ha già troppe tasse. Non serve nessuna nuova imposta.
Serve la lotta all’evasione e tagliare la spesa improduttiva”.

Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, cui Marcegaglia ha
sollecitato l’applauso dei giovani imprenditori per come ha
gestito in questo anno la vicenda della cassa integrazione, ha
ricordato che “i mesi che abbiamo di fronte a noi possono essere
particolarmente difficili, anche se sono quelli che ci
avvicineranno al dopocrisi. I segnali di ripresa sono
evidenti e su questi bisogna far leva. Sarebbe colpevole non
aiutarli. Abbiamo temuto il peggio – ha aggiunto – ma il peggio è
alle spalle. Abbiamo bisogno di stabilità, liquidità e
occupabilità”.

E poi un “appello responsabile ad andare a lavorare – ha detto
Sacconi – può sembrare una provocazione, una affermazione cinica.
Ma deve avere riscontro in una realtà dove ci sono lavori
rifiutati da giovani, che spesso sono intrappolati
in corsi di laurea senza sbocco. Può rappresentare una crescita
della loro responsabilità e capacità che sarà apprezzata nel
dopocrisi, quando un capo del personale le analizzerà e vedrà che
si sono messi in gioco nella crisi e che non hanno atteso
nell’inattività. Magari si sono messi a fare gli imbianchini e
gli operai, non rifiutando anche i lavori umili”.

Vis/Mda

MAZ

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