Roma, 3 nov. (Apcom) – La Conferenza Episcopale italiana insorge contro la Corte europea dei diritti dell’uomo che ha stabilito che esporre il crocifisso nelle classi della scuola pubblica è contrario al diritto dei genitori di educare i loro figli secondo le proprie concezioni religiose, e al diritto degli alunni alla libertà di religione. La decisione “suscita amarezze e non poche perplessità”, hanno detto i vescovi italiani. “Fatto salvo il necessario
approfondimento delle motivazioni in base a una prima
lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione
parziale e ideologica”. “Risulta ignorato o trascurato – secondo i vescovi – il molteplice significato del crocifisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale.
Il governo italiano, da parte sua, ricorrerà contro la sentenza della Corte . L’ufficio di Nicola Lettieri, il magistrato che difende l’Italia presso la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, conferma che verrà presentato un ricorso contro la sentenza odierna.
Per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, la laicità delle istituzioni non nega il ruolo del cristianesimo. “Ovviamente – premette Fini – bisognerà attendere le motivazioni
della sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, ma fin
d’ora – aggiunge – mi auguro non venga salutata come giusta
affermazione della laicità delle istituzioni che è valore ben
diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del
ruolo del Cristianesimo nella società e nella identità italiana”.
Ska/Ral
MAZ
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