Crollano gli impieghi in provincia di Varese

Elementi negativi e positivi dai dati di Univa. Calano infatti i tassi di interesse sul credito

Ancora luci ed ombre sul mondo del credito: a Varese crollano gli impieghi, ma nello stesso tempo calano anche i tassi di interesse applicati. Elementi positivi che fanno ancora fatica a farsi strada fra quelli negativi: è questa la fotografia sui finanziamenti alle imprese nel Varesotto che emerge dall’ultima Indagine sul credito svolta dall’Area Credito e Agevolazioni dell’Unione Industriali varesina. «Da una parte ci sono i dati positivi,

come quelli relativi ad un calo dei tassi di interesse applicati (in coerenza con un Euribor ai minimi storici), o come la diminuzione della percentuale delle imprese che segnala ulteriori restrizioni del credito (anche perché il fondo è stato ormai toccato da tempo). Dall’altra, però, rimangono le note dolenti. Una su tutte: il calo, quasi un crollo, degli impieghi rilevati durante il periodo estivo» spiega lo studio di Univa.

Ma vediamo i dati con ordine, a partire da quelli più negativi: secondo i dati della Banca d’Italia, infatti, ad aprile 2016 i prestiti concessi dal sistema bancario in provincia di Varese a famiglie e imprese erano scesi ad uno dei punti più bassi degli ultimi anni toccando il valore di 20,5 miliardi di euro. Da lì una repentina risalita, fino ad uno dei punti, invece, più alti: i 20,9 miliardi di giugno, poi di nuovo il rapido declino, come una sorta di fase calante di un rimbalzo, coi 20,6 miliardi di agosto, sui livelli più o meno di marzo: «Una sorta di montagne russe degli impieghi. Letteralmente» dichiara lo studio di Univa. E questa dinamica rispecchia anche l’andamento relativo al solo spaccato dei prestiti concessi alle imprese, che dagli 8,8 miliardi di aprile erano risaliti fino ai 9,1 miliardi di giugno, per poi cadere in picchiata tornando ad agosto a 8,8 miliardi.
Proseguendo nell’analisi delle ombre della situazione creditizia nel Varesotto c’è poi una quota del 39% di imprese che ha segnalato come nel secondo trimestre 2016 si sia registrato un incremento delle spese e delle commissioni rispetto ai primi mesi dell’anno.
Infine, altro dato negativo è l’aumento delle insolvenze nei pagamenti da parte dei clienti, che coinvolgeva a inizio anno il 14% delle imprese e che nell’ultima indagine ha riguardato, invece, una quota maggiore: il 17% del campione.
Vediamo qualche dato positivo: sicuramente è importante l’abbassamento della percentuale di imprese che ha rilevato un’ulteriore restrizione del credito, soprattutto fra quelle che esportano. Sono inoltre poche le imprese che segnalano aumenti dei tassi applicati: complice l’Euribor ai minimi storici.
«Parlando di luci, però, la metafora non è completa – spiega l’Indagine sul credito di Univa – se non dessimo conto anche di alcune lampadine meno luminose come quelle rappresentate da segnalazioni di tassi massimi ancora intorno all’8% sia per cassa che per smobilizzi e del 6,80% per l’export».
Infine una curiosità che emerge dalla rilevazione: «Senza un business plan le imprese ormai rischiano di non poter andare da nessuna parte, soprattutto non possono più recarsi in banca chiedendo nuovi prestiti». Una buona percentuale di aziende infatti, ha segnalato che di fronte alla presentazione di una domanda per nuove linee di finanziamento la banca ha chiesto di allegare alla richiesta un business plan: «Quello che fino a pochi anni fa era un optional, ormai sta diventando gradualmente una prassi».