GALLARATE Non poteva credere alle sue orecchie il 23enne di Ferno entrato ieri a testimoniare in tribunale come parte lesa per un processo di estorsione ed uscito con un’indagine a suo carico per calunnia. Marco Piazza, questo il nome del giovane, nel luglio del 2006 aveva sporto denuncia ai carabinieri, accompagnato dal padre, poiché un coetaneo marocchino, Salaheddin Nekhli gli avrebbe avanzato per oltre un anno richieste di denaro di qualche centinaio di euro al mese. Nekhli tuttavia era ed è rimasto amico inseparabile di Piazza pur essendo attualmente ospitato in una comunità di accoglienza: «non si è verificato nulla di quanto descritto – ha ammesso quest’ultimo in aula – io ho soltanto confermato la versione di
mio padre». Il quale era preoccupato per gli ammanchi riscontrati nel conto corrente e nutriva più di un sospetto verso il marocchino. Mentre il figlio avrebbe desiderato soltanto acquistare una moto in società con il compagno. «Le nostre quote – ha aggiunto – ce le siamo bruciate in altre spese e non sapevo come giustificare questo fatto». Così il giudice Maria Greca Zoncu ha scagionato Nekhli da ogni accusa, «perché il fatto non sussiste», riscontrando al tempo stesso «gravi elementi di reità per calunnia» nei confronti di Piazza per cui ha rimandato gli atti al pubblico ministero. Ora il giovane rischia la reclusione da due a sei anni e dovrà trovare una buona scusa per spiegarlo al genitore.
f.delpiano
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