GALLARATE (fi.fa.) Beneficerà dell’indulto l’uomo accusato e condannato dal tribunale di Gallarate per aver concorso alla latitanza di un conoscente. I fatti risalgono al 2004, quando da giugno a dicembre, uno dei ricercati dalla Direzione investigativa antimafia di Catanzaro, Domenico Cannizzaro, trovò ospitalità in un appartamento di via Pegoraro. Ospite dell’inquilino dell’alloggio, Calogero Lacaita, che in quel periodo aveva preso in affitto l’immobile senza che il padrone di casa gli avesse permesso di cambiare l’etichetta con il nome sul citofono. Il portiere dello stabile all’epoca dei fatti, sentito ieri in aula dal giudice Maria Greca Zoncu, a stento si è ricordato di Lacaita e comunque ha detto di non aver mai visto Cannizzaro.
Che si muoveva con tutta probabilità quando la guardiola era chiusa. A tradirlo, invece, ci ha pensato l’ordinazione telefonica di una pizza qualche sera prima di Natale che le forze dell’ordine intercettarono. E grazie alle indicazioni lasciate al fattorino per la consegna intervennero scovando il nascondiglio. Così è finito a processo anche Lacaita, cui era intestato il regolare contratto di locazione, sopraggiunto in un secondo momento dopo che i carabinieri avevano sfondato la porta. Per la difesa dell’uomo, però, non sarebbe stato dimostrato che questi era a conoscenza della situazione pendente dell’amico. La corte, comunque, ha deciso per la pena di un anno di carcere, contro i due chiesti dal pubblico ministero.
s.bartolini
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