Da Busto al Borussia: la storia di Pierre Aubameyang

Stasera sarà impegnato nel difficile compito di eliminare la Juventus dalla Champions League: il talento francese è calcisticamente nato nel club di Busto Arsizio

Chi sogna di fare un gol questa sera alla Juventus eliminando i bianconeri dalla Champions League è cresciuto dalle parti dello Speroni.

Ma va? Qualcuno potrebbe pensare ad una bufala o ad uno scherzo di carnevale con qualche settimana di ritardo. Invece no. È tutto vero. Il centravanti Pierre-Emerick Aubameyang del Borussia Dortmund, quello che infiamma il Westfalen Stadium con i suo gol e le sue peripezie, quello che in buona sostanza ha tolto il posto di titolare a Ciro Immobile, ha imparato a buttarla dentro quando vestiva la maglia biancoblù della Pro Patria. Sono stati talmente utili i primi rudimenti sul pallone che gli hanno permesso di arrivare ad una società top di livello europeo; insegnamenti che sono stati metabolizzati da un giocatore al quale non mancava però il talento.

Era arrivato a Busto poco più che bambino, a tredici anni, portato dall’allora direttore generale Riccardo Guffanti perché «avevo avuto modo di conoscere il padre, che era stato un ex calciatore e cercava una società vicina a Milano per far giocare il figlio. Gli proposi la Pro Patria e Pierre venne da noi e così anche il fratello Willy».
Coi tigrotti Pierre rimase tre stagioni: nel 2002/2003 giocò coi Giovanissimi Nazionali e le due stagioni successive con gli Allievi Regionali e poi quelli Nazionali.

Le sue reti, le sue prestazioni ed anche il cognome Aubameyang, il cui padre era stato anche allenatore della nazionale del Gabon, avevano calamitato gli occhi i diversi osservatori di altrettante società di serie A e B. Particolarmente interessati quelli del Milan che non persero tempo e Pierre l’anno successivo allungò di qualche chilometro la strada da Milano, uscendo dall’autostrada a Solbiate Arno per dirigersi verso Milanello e lì giocò nella Primavera.

Ci furono anche i buoni uffici di Beppe Scienza, attuale allenatore del Feralpisalò ed allora responsabile del vivaio tigrotto:«Il padre l’avevo conosciuto quando ancora era giocatore nella Triestina e voleva per i figli una società per farli giocare dopo che al Milan il provino non era andato bene. Pierino(così lo chiama Scienza) era venuto alla Pro Patria con il fratello Willy gratuitamente e con l’obbligo da parte della società di lasciarlo andare senza percepire nulla se avesse avuto altre richieste. E così è stato quando è andato al Milan».
Ma, a quanto pare a Milanello non ebbe grandi estimatori e dopo un lungo girovagare, Aubameyang ha trovato casa da mister Klopp. Ed il vulcanico tecnico tedesco spera che il suo centravanti non smarrisca stasera la strada del gol in giallonero, quella imboccata nel 2002 quando le sue gioie si coloravano di bianco e di blu.