Da Napoli all’Ospedale Del Ponte, una corsa contro il tempo che salva una vita: “Grazie Varese”

Un ragazzo di 13 anni operato per un tumore grave: la cura passa anche dall’accoglienza, dal sostegno e dall’umanità

La sua vita era appesa a un filo. Oggi, invece, può tornare a guardare avanti. È la storia di un ragazzo di 13 anni arrivato d’urgenza da Napoli a Varese per un tumore gravissimo, operato con successo grazie alla competenza dei sanitari dell’ASST Sette Laghi. Una vicenda già nota dal punto di vista clinico, che ora emerge nella sua dimensione più profonda e umana.

A raccontarla è Il Ponte del Sorriso, attraverso la voce dei volontari e quella, intensa e riconoscente, della madre del ragazzo. Una storia fatta di paura e speranza, ma anche di accoglienza, vicinanza e cura che va oltre l’intervento chirurgico.

L’altra metà della cura

«È una bella storia – spiega la presidente Emanuela Crivellaro – ma racconta anche il vissuto di una mamma sola, del suo smarrimento e di quel valore aggiunto che affianca il lavoro straordinario dei sanitari: l’accoglienza, il supporto emotivo, la presenza silenziosa dei volontari».

Era la sera del 23 dicembre quando la donna è arrivata alla Terapia Intensiva Pediatrica dell’Ospedale Del Ponte. Il figlio, trasferito con estrema urgenza dall’Ospedale Pediatrico Santobono grazie a un volo dell’Aeronautica Militare, doveva essere sottoposto a un delicatissimo intervento al basicranio. La prognosi era incerta, la paura enorme.

In quei momenti, raccontano i volontari, anche un gesto semplice può fare la differenza: un abbraccio, un sorriso, un aiuto concreto in un luogo sconosciuto. È quella che viene definita “l’altra metà della cura”, capace di contenere l’angoscia e di sostenere il rapporto tra famiglia e personale sanitario.

Un’eccellenza che unisce competenza e umanità

L’intervento chirurgico, reso necessario da un tumore invasivo che aveva provocato un grave sanguinamento, è stato eseguito da un’équipe di eccellenza dell’Otorinolaringoiatria di Varese, riconosciuta a livello nazionale. Alla madre, già segnata da una perdita familiare, era stato detto chiaramente che l’esito non era scontato.

Durante l’attesa, la donna è stata accolta alla Casa del Sorriso, uno spazio che offre non solo un alloggio, ma attenzione quotidiana e vicinanza umana. Qui ha potuto trovare sollievo anche nei colori, nei disegni e nelle immagini del progetto “L’Arte che cura”, che accompagnano pazienti e familiari lungo i corridoi dell’ospedale. «Un’organizzazione perfetta», ha detto la madre, colpita dalla sinergia tra medici e volontari.

Dopo quindici giorni in Terapia Intensiva Pediatrica – dove vengono sostenuti anche percorsi come la musicoterapia, finanziata dall’associazione – il ragazzo è stato trasferito in Pediatria. L’intervento è riuscito. Il volto del giovane, raccontano i volontari, è rimasto intatto, senza segni visibili dell’operazione: un dettaglio che, per una vita così giovane, significa evitare un trauma che potrebbe lasciare cicatrici profonde.

Verso il ritorno alla normalità

Oggi il ragazzo ha voglia di giocare, di muoversi, di tornare a una quotidianità normale. I volontari e l’educatrice trascorrono con lui molte ore, accompagnandolo passo dopo passo. Presto lui e la mamma lasceranno Varese, portando con sé una storia di dolore trasformato in futuro possibile.

Una storia che dimostra come la medicina d’eccellenza, quando incontra l’umanità, possa davvero cambiare il destino delle persone.