VARESE Gli osservatori volontari di Varese sono tutto fuorché uno stereotipo. Il primo capogruppo ad esordire nelle ronde in città – con il supporto di un giovane e di un meno giovane volontario (Alessandro Piazza e Giordano Colombo) – è infatti una ragazza straniera. Si chiama Maria Sanchez, è nata a Santo Domingo anche se è cittadina italiana a tutti gli effetti da due anni a questa parte, ha 25
anni, l’età minima per fare il volontario, e fa l’impiegata. Sono loro i tre che ieri hanno esordito con il primo turno di vigilanza della città tra la curiosità dei passanti. Prima con il servizio nel pomeriggio, dalle 15 alle 18, e poi con quello in serata, dalle 20 alle 23, il controllo è partito dalla zona stazioni e si è concentrato rispettivamente in viale Milano e in piazza Repubblica.
Sei volontari divisi tra i due turni, hanno girato rigorosamente a piedi e disarmati a gruppi di tre per volta, come previsto dal decreto ministeriale. Ogni capogruppo è stato munito di un cellulare, principale strumento di intervento che viene assegnato al caposquadra. I turni saranno stabiliti con cadenza mensile in base alla disponibilità garantita dai volontari, concordandoli tra associazione (Angeli Urbani), comandante della polizia locale e questura. Gli osservatori riconosciuti e autorizzati dalla prefettura per il momento sono undici e hanno garantito tre o quattro turni a settimana alternando a quelli serali (dalle 21 alle 24) uno di pomeriggio (15-18). Organizzarli non è semplice, visto che quasi tutti i volontari lavorano. Inoltre, se uno di loro per qualsiasi ragione fosse assente, ce ne dovrà essere un altro immediatamente reperibile per prendere il suo posto: i turni vengono sì concordati, ma una volta stabiliti vanno coperti. Al momento è stato già pianificato anche il mese di marzo oltre alla seconda metà di febbraio.
Cosa fanno sul campo, è presto detto: osservano e telefonano. «Non vedo alcun rischio di razzismo – commenta Maria Sanchez – Ho partecipato da subito proprio perché mi è sembrata un’iniziativa positiva. Ma in Italia mi sono trovata bene da subito, sono arrivata con i miei genitori quando avevo 14 anni». La mamma è impiegata, così come la sorella maggiore, mentre il papà è tornato a Santo Domingo perché non voleva perdere il suo posto di lavoro in patria. «A Santo Domingo mia mamma faceva la maestra. All’epoca non c’era un bel clima e iniziavano ad esserci problemi di disoccupazione, così siamo venuti in Europa. Ci siamo subito trovati bene e non abbiamo mai avvertito segnali di razzismo». Varese, secondo lei, è una città tranquilla, anche se possono capitare risse tra stranieri o episodi violenti nelle zone malfrequentate. «La zona stazioni sarà tenuta sotto osservazione anche se è molto migliorata e più controllata, mentre faremo attenzione soprattutto a piazza Repubblica».
Francesca Manfredi
e.marletta
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