Ci sono storie che partono da uno sguardo. Uno sguardo da cui nasce una poesia, un’amicizia, una serata – quella che si è svolta giovedì nella filiale di Varese della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate in via Veratti – un convegno, e la voglia di tramandare l’emozione della sperimentazione artistica ai più giovani.
Il primo tassello che serve per ricostruire questa bellissima storia è legato a , filmaker che nacque a Varese il 2 maggio 1923, si spense il 7 gennaio 1974 ed espresse il suo talento in 140 pellicole sperimentali. Negli ultimi anni della sua vita si dedicò all’arte figurativa, componendo quadri con tecnica a collage tipica della Pop Art. Fu la figlia Giovanna a scoprire il suo archivio, nel quale figura anche una foto degli occhi di Vittore Frattini scattata l’8 maggio 1968 e una poesia a lui dedicata, dal titolo “Dall’Alto”.
Il secondo tassello necessario per ricostruire questa storia è legato alla figura di , artista contemporaneo nato a Varese il 25 giugno 1937, tra i pochissimi ad aver provato a ripensare con coerenza e continuità al destino della forma plastica e della scultura.
«Il titolo alla serata è quello di una poesia che mio padre scrisse dedicandola all’amico Frattini: “Dall’Alto”. Da qui, abbiamo voluto costruire un percorso dove il filo conduttore è la comunicazione visiva che i nostri padri hanno osservato e, anticipandone alcuni aspetti, innovato» spiega Giovanna Brebbia. La serata che si è svolta alla Bcc ha dunque voluto essere un passaggio di testimone, un invito alle nuove generazioni ad essere innovativi, creativi e visionari così come lo sono stati Brebbia e Frattini con la loro arte.
Durante la serata, nei locali della filiale della Bcc di via Veratti, il filmaker Gianfranco Brebbia e il pittore Vittore Frattini si sono virtualmente ancora una volta. Protagonisti sono stati infatti i lavori di Brebbia e Frattini, quelli con cui hanno innovato i loro rispettivi ambiti facendo della Varese tra gli anni Sessanta e Settanta una fucina di arte e creatività. Le opere sono state presentate dai figli dei due artisti: Giovanna Brebbia e Max Frattini.
«Vogliamo trasmettere ai giovani di oggi quelle che erano le tensioni intellettuali di quel periodo, quando a Varese sono passati i principali artisti e intellettuali dell’epoca» spiega Giovanna Brebbia.
Per Frattini sono stati esposti i Lumen, definite da Vanni Scheiwiller nel 1985 come «un gruppo di tele lasciate per lo più grezze, solcate in senso orizzontale e verticale da strisce e fasce di colori acrilici luminescenti, tali da prestarsi a una duplice visione, diurna e notturna». Spiega Max Frattini: «Anche per il loro aspetto di innovazione tecnica i Lumen sembrano alludere a taluni aspetti della comunicazione visiva contemporanea o anche, come ha suggerito lo stesso artista, a registrazioni elettroniche di fenomeni vitali. Credo che il lavoro di mio padre possa essere riassunto in un continuo usare della linea dell’orizzonte come di una corda risonante, e un continuo interrogare la luce: cioè quello che più ci avvicina, credo, alla metafisica».
«Noi siamo semplicemente molto contenti di poter ospitare qualsiasi evento che valorizzi la città di Varese. Che sia arte, sport, o un evento solidale, le nostre porte sono sempre aperte – commenta Luca Barni, direttore generale della Bcc – Ormai a Varese è diventata consuetudine ospitare qualcuno e organizzare un evento. Ogni volta i varesini ci riconoscono il fatto di fare relazione. Siamo ancora una banca di relazione».













