Dalle massaie ai graffiti La nuova vita del lavatoio

Dalle massaie ai graffiti
La nuova vita del lavatoio

Vecchio e nuovo. Sacro e profano. Ci sono posti in cui queste contraddizioni eterne convivono come inquilini che si guardano in modo torvo, dall’alto della loro inesorabile diversità.

Tutto nasce da una foto pubblicata e scovata per caso su Instagram: due piedi fasciati da sneakers blu tipicamente femminili che sfiorano l’acqua di una grande vasca. Il riflesso del sole che si specchia nella pozza. Sullo sfondo, colori disordinati usciti da uno spray. Ed una didascalia: lavatoio di Bobbiate.

Il luogo è nascosto e raggiungibile solo attraverso una strada sterrata, impervia, piena di buche, buona per i trattori e per una passeggiata con il cane. Nel silenzio di un pomeriggio caldo, l’ombra della tettoia che lo copre ti accoglie e ti ristora, mentre immagini un mondo tipicamente femminile di donne di una volta, accovacciate a lavare i panni sporchi col sapone di Marsiglia ed intente a chiacchierare, lontano dai borbottii maschili.

Oggi questo lavatoio è diventato un covo della “meglio gioventù” notturna del rione, imboscato e zona franca lontana da occhi indiscreti. I giovani lo hanno adattato secondo il loro stile, rendendone palesi le contraddizioni di cui sopra: i graffiti che coprono le pareti intorno alla vasca fanno compagnia ad un’immagine di Don, storico parroco di Bobbiate; un quadretto della Madonna guarda, con il tipico occhio pietoso, i “filtrini” consumati a terra che non sembrano di sigaretta; l’acqua limpida e sorgiva che continua a zampillare fa da contraltare ai cartoni della pizza, fortunatamente buttati nei sacchi della spazzatura appesi da un contadino del luogo, uno dei pochi che ancora utilizza il lavatoio secondo costumi simili a quelli antichi.

ha 75 anni ed è l’unico Virgilio disponibile nel viaggio attraverso tempi che non possono tornare: «Questo lavatoio è stato costruito da mio nonno, , nel 1918 – racconta – La copertura, invece, risale alla seconda guerra mondiale. Si dice che l’acqua arrivi qui dalla Grotta di Remeron: è pulitissima ed oggi utilizzata dagli agricoltori della zona per le loro coltivazioni. Io taglio l’erba intorno e cerco di tenere pulito».

Signore che vengano a far lavanderia non ne esistono più e la neonata destinazione ricreativa della costruzione non sembra rendere felice il signor Rovera: «Nessuno può e vuole impedire ai ragazzi del paese di venirci – continua – sarebbe bello poter recuperare il lavatoio in maniera diversa, pulirlo dai graffiti, non lasciarlo alla mercé dell’incuria».

Anni fa, la fontana era stata oggetto delle attenzioni della circoscrizione rionale: i soldi pubblici, però, già pochi per le grandi e necessarie opere, sono ancor meno per quelle che davvero non possono essere considerate delle priorità. Ci vorrebbe un amatore, un privato, qualcuno disposto a valorizzare un pezzo di storia: «Mio figlio ha chiesto al Comune di vietare il passaggio dei mezzi motorizzati – conclude Rovera – Un’idea potrebbe essere quella di sistemare anche la strada e collegarla alla ciclabile del lago, facendo diventare il lavatoio meta di un turismo nel verde».

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