Roma, 24 feb. (Apcom) – Il leader dei ribelli del Darfur si dice
pronto a rovesciare il Presidente sudanese Omar al Bashir, se la
Corte penale internazionale dell’Aia (Cpi) spiccherà contro lui,
il prossimo 4 marzo, un mandato di arresto per crimini di guerra
nella regione occidentale del Sudan. “Se verrà emesso un mandato
di arresto – dice al quotidiano The Times Khalil Ibrahim, leader
del Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem) – per noi
sarà la fine della legittimità di Bashir come Presidente del
Sudan. Faremo di tutto per rovesciarlo. Se non collaborerà con la
Cpi, la guerra si intensificherà”.
Lo scorso luglio, il Procuratore generale della Cpi, Luis
Moreno-Ocampo, ha chiesto alla corte di emettere un mandato di
arresto contro Bashir, contestandogli 10 capi di imputazione: tre
per genocidio, cinque per crimini contro l’umanità e due per
crimini di guerra. Secondo l’accusa, il Presidente sudanese “ha
pianificato e messo in atto un piano per distruggere gran parte
dei Fur, Masalit e Zaghawa (gruppi etnici africani del Darfur,
che vuol dire, appunto terra dei Fur, ndr), sulla base della loro
appartenenza etnica”. “I membri di questi tre gruppi,
storicamente importanti in Darfur, contestarono la
marginalizzazione della provincia e si ribellarono – affermò lo
scorso luglio Moreno-Ocampo – al Bashir non riuscì a sconfiggere
il movimento armato, quindi si rivolse contro la popolazione. I
suoi motivi erano ampiamente politici. Il suo alibi era la
‘controguerriglia’. Il suo intento era il genocidio'”. Il
conflitto in corso ormai da sei anni ha causato almeno 300.000
morti e 2,7 milioni di profughi e sfollati.
I ribelli del Jem hanno firmato solo la scorsa settimana a Doha, in Qatar, una dichiarazione di intenti con Khartoum per avviare un negoziato di pace. “Il governo sudanese è imprevedibile – dice Ibrahim, intervistato da The Times a N’Djamena, in Ciad – non rispettano mai gli accordi che firmano”. Il Jem è diventato il gruppo di ribelli più forte del Darfur dopo le scissioni subite dal Movimento di liberazione del Sudan (Slm), l’organizzazione storica della
regione, fondata da Abdel Wahid al Nur, dal 2007 riparato in Francia. Una delegazione del Jem è stata invitata il mese scorso a Washington per colloqui bilaterali con funzionari Usa e il Jem era l’unico gruppo presente al tavolo dei negoziati in Qatar la scorsa settimana. “Il Jem combatte da solo sul terreno – dice Ibrahim – portando su di sè tutto il peso della questione, perchè non ci sono altri gruppi veri sul terreno”.
La comunità internazionale teme che il conflitto possa
trasformarsi in una guerra di secessione, coinvolgendo i Paesi
vicini. Ibrahim sostiene che il suo movimento vuole tutelare
l’integrità territoriale del Paese, ma poi aggiunge: “Il Jem è un
movimento nazionale e noi consideriamo l’autonomia della regione
la chiave per la pace. Ma se la pace non arriva in fretta, il
Kordofan (regione nel centro del Sudan) e il Darfur formeranno
una loro entità, il Sudan Occidentale, con il Nilo Bianco come
linea di confine. Se non ci sarà pace, allora questa zona
diventerà un Paese”.
Sim
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