«Volontari grazie, siete stati la nostra serenità». Katia Pappadà vuole ringraziare i volontari, i medici e gli infermieri dell’ospedale Del Ponte per l’affetto ricevuto durante i ricoveri del figlio affetto da una malattia autoimmune: la porpora trombocitopenica idiopatica. Una patologia che determina un abbassamento del numero di piastrine e che si manifesta con emorragie esterne ed interne. Il bimbo, che sta meglio, si chiama Dario e ha sette anni e mezzo. «Abbiamo iniziato questa brutta avventura nel 2009, al pronto soccorso. Da lì si sono susseguiti diversi ricoveri – racconta la mamma che nel frattempo ha dato alla luce un’altra bimba, Giulia – L’esperienza più forte l’abbiamo vissuta lo scorso Natale: Dario è stato ricoverato il 21 dicembre e noi avevamo il terrore di passare il 25 in ospedale. I volontari ci continuavano a dire, “vedrete che trascorrerete la festa in famiglia”. E invece le cure, a base di cortisone e piastrine, non hanno avuto l’effetto sperato. Dario il 24 ha cominciato a perdere sangue dal naso, cosa che prolungato il ricovero».A sorpresa, però, il giorno di Natale si è dimostrato ricco di affetto e di amicizia. «Pensavamo di trovarci soli, e invece l’ospedale era pieno di gente – dice Katia – In condizioni normali avremmo passato la ricorrenza con i parenti e non avremmo pensato alle persone ricoverate. Invece trovarci in pediatria ci ha aperto il cuore. Io e il mio compagno Stefano ci siamo resi conto che al mondo ci sono
tante persone che aiutano il prossimo mettendo in secondo piano le proprie esigenze. Ci siamo sentiti circondati da un grande affetto». Da qui l’idea di raccontare a tutti l’esperienza: «Spesso si sente parlare male della sanità, ma il Ponte del Sorriso è una realtà molto positiva, fatta da volontari che tutti i giorni, da mattina e sera, fanno sì che ci sia quasi sempre qualcuno disponibile all’ascolto e all’aiuto».L’emorragia della vigilia di Natale aveva spaventato molto Dario che, nei giorni successivi, parlava poco. «Sono stati proprio i volontari ad aiutarci a comunicare con lui – continua la mamma – Tanti giochi sono stati organizzati a letto perché Dario, molto debole e nervoso, non riusciva ad andare nella sala dei giochi. Le giornate in ospedale sono le più lunghe in assoluto: iniziano presto al mattino e non finiscono mai. I volontari ci hanno tenuto su di morale». Il 27 dicembre per Dario è iniziata una nuova cura a base di un farmaco provato in Italia solo su 21 bambini. La somministrazione è avvenuta su cicli che prevedevano tre giorni di ricovero e quattro a casa. Dario adesso sta bene, per lui si rendono necessari solo alcuni saltuari ricoveri in day hospital. Quando arriva il momento di andare in ospedale il bambino affronta il percorso di cura con serenità. Un’altra piccola soddisfazione, insieme a una consapevolezza: «Quella di aver capito che a Varese c’è un ospedale che tratta i pazienti con i guanti di velluto».
s.bartolini
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