Di Bello ce ne ha fatte di cotte e di crude Ecco il dossier che scotta

Di bello, il signor Di Bello deve avere ben poco. O almeno così la pensano – con qualche ragione – il Varese e soprattutto la sua gente.

Fosse colpa solo del match di sabato col Palermo, saremmo qui a discutere di una semplice giornata storta dell’arbitro brindisino. Ma la storia è decisamente un’altra.

Varese-Palermo, appunto. La gestione dei cartellini è assurda: Blasi ammonito dopo 10 minuti è una provocazione, visto che si tratta di un fallo di gioco. Per non parlare del secondo giallo, al 95’ scoccato, con l’immediato triplice fischio finale che manda su tutte le furie Masnago.

E veniamo al gol del pareggio di Vazquez: chiara la posizione irregolare di Daprelà, che disturba Bressan, e 1-1 che non deve essere convalidato. Ma l’errore più macroscopico è il rigore evidente non concesso a Oduamadi a inizio ripresa. Sull’espulsione di Rea ci sono varie interpretazioni, anche se – regolamento alla mano – ci può anche stare. Resta agli annali l’antipatia di Di Bello per Rea, e vedremo perché.

La topica romagnola

Passiamo a Cesena-Varese 2-0 dell’ottobre 2012. Sull’1-0 per i bianconeri, dopo aver cacciato Rea (anche qui con buone ragioni) per un pestone ai danni di Comotto in piena area, Di Bello tira fuori dal cilindro una chicca delle sue. Letteralmente inesistente il fallo di Martinetti su Djokovic giudicato invece da rosso. Ed è un errore ancora più grave perché mancano 12 minuti più recupero e il Varese, nonostante l’inferiorità numerica, è ancora pienamente in partita.

Siamo a febbraio 2013, Verona-Varese 2-0. Già la designazione di Di Bello scatena una marea di polemiche, visti i precedenti.

Il nostro Francesco Caielli scrive così appena prima del match: «Mandare al Bentegodi uno che soffre gli stadi caldi: non la migliore delle scelte». E le sue previsioni si rivelano quanto meno veritiere, visto che anche in questo caso le ammonizioni di Di Bello riservate al Varese (Oduamadi, Bressan, Corti e, ovviamente, Rea) lasciano più dubbi che certezze. Come la punizione a due in area a pochi passi da Bressan regalata ai veronesi: piccole cose che pesano.

E veniamo a Varese-Juve Stabia del 1° novembre scorso. Al 7’ della ripresa, sull’1-0 per i biancorossi, Di Bello vede un fallo di mano di Pavoletti dentro l’area difesa da Bressan. Non ci pensa su nemmeno un secondo l’arbitro ad assegnare il generosissimo penalty ai campani, poi fallito da Di Carmine. E a Di Bello non manca di certo il coraggio a 2’ dal 90’ quando punisce con il rosso e il rigore per gli ospiti una scivolata di Fiamozzi ai danni del solito Di Carmine. Stavolta l’attaccante fa centro, firmando il sorpasso sul Varese, salvato poi al 92’ dalla papera colossale del portiere Calderoni che serve a Bjelanovic il pallone del 2-2. Insomma, se Di Bello sta un po’ lontano dai biancorossi è anche meglio.

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