L’MV Agusta è tornata in cima al mondo, 38 anni dopo l’ultimo successo firmato Giacomo Agostini. La vittoria ottenuta sulla F3 675 dal 25enne francese Jules Cluzel nel G.P. di Phillip Island, nella gara di apertura del Mondiale Supersport, è stata un’emozione indescrivibile non solo per l’azienda della Schiranna, a cominciare dal presidente Giovanni Castiglioni, ma per tutti i tifosi (tantissimi) di uno dei marchi storici più amati in Italia. E da lassù ha certamente esultato Claudio Castiglioni, l’indimenticabile patron, scomparso nel 2011: nella possibilità che MV Agusta tornasse a correre, e vincere, lui ci aveva sempre creduto.
Una vittoria che è «un orgoglio per tutti gli appassionati di motociclismo, in particolare quelli varesini». Parola di Enrico Minazzi, già capo delle pagina motori della Gazzetta dello Sport, tra i massimi conoscitori italiani di motociclismo.
«È stata una gara ricca di colpi di scena, come le cadute di due tra i principali favoriti, oltre a una sospensione dovuta a una perdita di olio – racconta Minazzi – Ma ciò che conta è che, 38 anni dopo la vittoria di Giacomo Agostini al Nürburgring, nell’albo d’oro sia tornato tra
i vincitori il nome MV Agusta. E le prospettive per il campionato mi sembrano buone: la moto è molto valida e può crescere ancora. Il ritorno al successo dell’MV Agusta è una bella notizia per tutta l’industria varesina a due ruote, dopo la brutta vicenda della vendita di Husqvarna da parte della Bmw».
Competenza, passione, esperienza sono gli ingredienti del successo, insieme alla proficua sinergia con il team russo Yakhnich Motorsport, che ha contribuito a rendere sempre più competitive le moto MV Agusta sia in Supersport che in Superbike (dove gareggia il pilota comasco Claudio Corti). «Reputo l’MV Agusta un orgoglio – sottolinea Minazzi – È un nome magico del motociclismo, per i titoli che ha vinto e per il calibro dei piloti che l’hanno guidata, da Agostini a Phil Read, da Hailwood a Ubbiali. E da varesino sono ancora più orgoglioso: non dimentichiamo che il primo pilota ufficiale dell’MV è stato Franco Bertoni, che era di Varese: aveva l’officina in via Carrobbio. Cominciò la sua carriera con gli scooter MV, per poi passare alla 125. Con la prima vittoria al Gran Premio delle Nazioni iniziò una storia clamorosa: avviata dal conte Domenico Agusta, proseguita con i suoi figli e completata da Claudio Castiglioni, che con una delle sue geniali visioni si lanciò nella folle impresa di realizzare una 4 cilindri tutta italiana. E ci riuscì».
Già, Claudio Castiglioni: lui aveva sempre saputo che l’MV un giorno sarebbe tornata a correre: «Ho visto in una foto che Cluzel indicava il cielo dopo la vittoria: immagino che abbia pensato a Claudio. Quella moto lui l’aveva voluta fortemente, è stata realizzata in poco tempo ed è diventata subito un riferimento per la categoria. Nessuno aveva mai fatto una moto così bella, e con quel motore!».
Sapeva sognare, Claudio Castiglioni. Ma sapeva anche come realizzare i sogni. «Il giorno del suo funerale mi trovai alla Schiranna con il giornalista ed ex pilota Alan Cartchard: mi ricordò l’entusiasmo di Claudio nel prospettargli il progetto, allora in fieri, di una 4 cilindri con marchio MV. Alan gli rispose: “Sarebbe fantastico! In Inghilterra possiamo vantare marchi importanti, ma il fascino dell’MV è unico”. Di fronte a una MV si fa come Henry Ford, che quando passava un’Alfa si toglieva il cappello in segno di rispetto». Merito della passione che coinvolge i lavoratori dell’MV, da chi monta i pezzi a chi prova le moto: «È un criterio di lavoro artigianale, ma proiettato nel futuro».
E torna alla mente di Minazzi anche quella volta in cui Claudio Castiglioni gli telefonò per chiedergli come potesse fare per far ospitare la presentazione della nuova 4 cilindri al Giardino, incantevole tempio della scherma milanese: «Riferii la cosa al mio direttore Candido Cannavò, che conosceva il campione olimpico Mangiarotti: con una telefonata di Cannavò, fu possibile presentare la moto al Giardino. Una degna cornice per quella moto di rara bellezza. Quel giorno Claudio era al settimo cielo».
Varese
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