Rifiuti scaricati abusivamente vicino alle scuderie dell’ippodromo di Varese: Guido Borghi, patron de Le Bettole e figlio di mister Ignis, condannato a 3 mesi (con pena sospesa) dal tribunale di Varese. Cade l’accusa di sversamento di rifiuti pericolosi: non c’è prova che in quella discarica a cielo aperto vi fosse anche dell’eternit.Tutto nasce da un’ispezione della polizia locale che, nel 2015, verbalizzò la presenza di materiale inerte nell’area delle scuderie, all’epoca al centro di una contesa tra gli allenatori e Borghi, che avrebbe voluto trasferire tutto a Caravate e lasciare libera l’area.
Tra l’altro nel 2014 un incendio appiccato da uno degli stallieri, causò vasti danneggiamenti all’ippodromo.
Era ancora vivo il ricordo di questa vicenda quando vi fu anche l’ispezione dei vigili che rinvennero una sorta di discarica a cielo aperto. La procura dispose il sequestro dell’amianto su ordine del pm Annalisa Palomba.
Tra i rifiuti c’era anche l’eternit, ma non fu effettuata una perizia e, secondo la difesa, non essendoci prova dell’esatta composizione del materiale è decaduta quella parte dell’accusa che imputava all’imprenditore lo stoccaggio di rifiuti pericolosi. Borghi ha sempre rigettato le accuse. Di quei rifiuti non sapeva nulla. Lì operavano gli artieri, che avrebbero potuto stoccare di tutto, senza che il gestore della struttura, articolata su un’area molto vasta, avesse la possibilità di accorgersene. Non solo. Durante le udienze la difesa ha messo in evidenza come, trovandosi la discarica abusiva vicina alla recinzione della proprietà che corre a ridosso della strada, chiunque potrebbe aver gettato i rifiuti oltre la cinta facendo ricadere la responsabilità dell’accaduto su altri assolutamente estranei alla vicenda. Il giudice ha rigettato le ipotesi difensive: Borghi, come minimo, non poteva non sapere. Ed è arrivata la condanna in primo grado, da scontare agli arresti. L’avvocato Luca Carignola, difensore di Borghi, farà probabilmente appello.













