Domani il Giro, Basso per la storia “Pochi credono in me, perfetto così”

VARESE – Il villaggio di partenza, colorato di rosa. Le strade. I compagni di squadra e la prima notte in albergo. Il profumo. Al Giro d’Italia non ci si può abituare: Ivan Basso ne ha corsi sei e due li ha pure vinti, ma ad ogni vigilia è la stessa emozione della prima volta.

“Questa corsa – ci racconta da Herning, dove domani prenderà il via il Giro numero 95 – si porta dietro qualcosa di particolare: sono stato al Tour, ma qui è tutto diverso e quindi è diverso l’atteggiamento con cui si affrontano le ore che precedono la partenza. Sono emozionato come ero emozionato al mio debutto nel 1999, non è cambiato nulla: e quello dell’antivigilia è senza dubbio il giorno più bello. Perché alla partenza mancano ancora due giorni e allora non c’è ancora la tensione della gara, perché si fa la prima riunione con la squadra e si respira il bello di questa corsa”.

Un mese fa Ivan lo aveva confidato proprio a noi, manifestandoci i suoi dubbi per una preparazione che non stava andando come voleva e per un Giro che si stava allontanando. Oggi le cose sono cambiate, e Basso c’è: “Sapevo già che non mi sarebbe stato possibile arrivare alla partenza del Giro al 100 per 100 della forma. Però in questo mese ho fatto il 100 per 100 delle cose che dovevo fare per arrivare qui con le carte in regola per provare a vincere. E queste cose non le

ho fatte bene, ma benissimo: perché tutti sono capaci di fare le cose bene. Io ho curato ogni particolare con attenzione maniacale, e questa cosa mi ha portato ad avere una sicurezza enorme: in me stesso, nei miei mezzi e nelle carte che mi giocherò. La mente umana è meravigliosa: mi sono autoconvinto di essere fortissimo, e questa convinzione me la porterò dietro fino al traguardo di Milano. Mi sento sereno, ho la tranquillità di due Giri vinti alle spalle, la consapevolezza di avere fatto tutto nel migliore dei modi”.

Certo, poi ci sono le carte degli esperti che stilano previsioni e regalano favoriti: “Fesserie: nel 2005 ero arrivato come favoritissimo e non ho vinto nulla, nel 2010 tutti dicevano che andavo pianissimo e invece alla fine ho trionfato. L’esperienza mi ha insegnato una cosa fondamentale: conta quello che sento dentro di me, non quello che dice la gente”.

Fuori dall’albergo di Herning uno striscione lungo quindici metri: Benvenuto, Ivan. “Sono i miei tifosi danesi, quelli che si sono affezionati a me dai tempi della Csc e che non mi hanno più abbandonato. Questo paese ha un posto speciale nel mio cuore: continuo a nutrire un grande affetto per Bjarne Riis, e mi riconosco molto nel modo di vivere della gente di qui, nel loro rigore e nella loro serietà”.

Gli esperti dicono che questo sarà un Giro senza grandi corridori, senza particolari avversari: “Di avversario ce n’è uno solo, grande e fortissimo: si chiama Giro d’Italia. Ed fatto di 180 corridori, 21 tappe insidiose, 23 giorni in cui può succedere di tutto: è fatto di salite terribili, discese insidiose. E’ un avversario che va rispettato”.

E a guardare le tappe in programma, sembra che tutto si deciderà negli ultimi otto giorni, da Cervinia in poi: “Non è vero. Ho imparato che se si vuole v0incere un Giro bisogna correre ogni tappa come se fosse quella decisiva. Poi, è ovvio: sul mio personalissimo calendario ho segnato le giornate che cambieranno il Giro. Ma me le tengo per me, non le dico nemmeno a voi della Provincia che siete miei amici”.

La carta in più di Basso: “Si chiama Liquigas. Leggo e sento parlare solo di singoli corridori, di alleanze e di  uomini: nessuno ha ancora parlato di squadre. Evidentemente non hanno capito che un grande giro non si vince solo con le proprie gambe: si vince con una grande squadra. E la Liquigas, dall’autista del pullman all’ultima segretaria, è la squadra più forte di tutte”.

Francesco Caielli

a.confalonieri

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