Donne in allarme per le protesi Valanga di telefonate in ospedale

VARESE «La chirurgia plastica del Circolo, diretta dal professor Luigi Valdatta, tiene a precisare che le protesi utilizzate a Varese sono da sempre di produzione statunitense, assolutamente sicure e di elevata qualità». Così, l’ospedale di Varese rassicura le pazienti dopo l’allarme lanciato dal quotidiano Liberation in merito allo scandolo sanitario delle protesi mammarie prodotte da un’azienda francese.

«Le pazienti che hanno subito interventi ricostruttivi al seno nella nostra struttura possono quindi stare tranquille – aggiungono dal reparto – le protesi statiunitensi sono le più costose e le migliori sul mercato in ambito di chirurgia ricostruttiva delle mammelle». Molte le donne operate al seno in questi anni che, dopo la notizia, hanno chiamato il reparto del professor Valdatta in cerca di rassicurazioni. Ma, c’è anche chi ha subito un intervento di mastoplastica per motivi estetici rivolgendosi, quindi, a cliniche private.

A ridimensionare il quadro è anche Marco Castelli, chirurgo plastico che opera in via Romagnosi a Varese. Anche lui, come l’ospedale di Circolo, è stato tempestato di telefonate di pazienti preoccupate per la propria salute. «Ritengo che si sia fatto un allarmismo esagerato: il problema del gel silicone di tipo industriale è relativo a un particolare tipo di protesi, quello prodotto dall’azienda Pip, Poly Implant Prothèse. Solo

questa azienda francese è incriminata». Quindi, parola d’ordine “calma e sangue freddo”, non tutte le protesi francesi sono nocive per la salute. «Sono 40 anni che si usa il silicone in ambito estetico e oncologico – prosegue il chirurgo – Mi sembra esagerato, visto che non è dimostrato, creare un nesso causa-effetto fra le protesi Pip e l’insorgenza di tumori del seno in alcune pazienti in Francia».

Dello stesso parere è anche l’istituto di oncologia di Milano che, proprio nella giornata del 27 dicembre, ha smentito il legame causa-effetto. Ma come fare per sapere se la propria protesi mammaria è una produzione dell’azienda Pip? «A tutte le pazienti viene dato un codice della protesi impiantata. Nel caso si fosse perso il codice, consiglio di contattare la clinica che ha effettuato l’intervento. Io non ho mai usato protesi prodotte dalla Pip ma un medico serio, nel dubbio, dovrebbe ricontattare le proprie pazienti per effettuare gli accertamenti necessari, nonostante la responsabilità non sia del chirurgo ma dell’azienda. Nel caso si trattasse di protesi prodotte dalla Pip è consigliata, senza urgenza, l’asportazione».

Se nel campo della chirurgia di ricostruzione della mammella il podio spetta all’azienda statiunitense Natrelle, per quanto riguarda la chirurgia estetica molte sono le case produttrici di protesi al silicone valide. «Attenzione a non fare di tutta l’erba un fascio- continua Castelli – Opero da 23 anni nel settore e, a seconda delle casistiche, ci sono aziende di diversa provenienza ottime. Per interventi di mastoplastica e additiva plastica ci sono due aziende americane valide, due francesi, una tedesca e una brasiliana che non è affatto male». Insomma, il mito che tutto ciò che viene dagli Stati Uniti è sempre migliore viene sfatato da Castelli. «Tra il ’93 e il ’94, l’azienda americana Dow Corning ha avuto problemi simili a quella francese e ha dovuto risarcire le pazienti. Ogni protesi ha caratteristiche proprie e, a seconda dei casi, si opta per quella americana o francese».
Valeria Deste

s.bartolini

© riproduzione riservata

Aggiungi La Provincia di Varese tra le fonti preferite su Google